Minerali d’argento e il pane in piazza. La storia suggestiva degli Spiazzi di Loreto

In queste case si respira il passato di un paese nato sulle sponde del torrente con le filande, la scuola, l’attività mineraria e la fede

L'ingresso di piazza Loreto

LAVIS. Una delle zone forse più suggestive di Lavis è piazza Loreto, o Spiazzi di Loreto. In quelle poche e antiche case si respira, infatti, gran parte della storia della borgata. La storia di una comunità nata e cresciuta sulle sponde del torrente Avisio, su un vecchio confine politico e naturale. È qui, infatti, in questo piccolo luogo che, con un filo di attenzione e curiosità, possiamo leggere la storia stessa del comune: le filande, la scuola, l’attività mineraria e la fede.

A dominare la piazza dall’alto, come è facile notare, è il giardino dei Ciucioi, di realizzazione ottocentesca, che guarda e vigila su edifici più antichi legati proprio al passato e allo sviluppo di Lavis. E proprio sotto si trova il grande edifico verde, un tempo filanda e filatoio di proprietà della famiglia Bortolotti. Un aspetto, questo, non trascurabile dato che Lavis ha fatto delle filande una questione quasi identitaria. Ma molti segreti racchiude questo piccolo lembo di Lavis.


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La casa del colo dei minerali

Le miniere d’argento

Dietro all’ex Panificio Comunale troviamo un palazzo con a fianco un piccolo edificio bianco. Si tratta della Casa del Colo dei minerali con il mulino Zampedri. L’antica casa, quella gialla con il caratteristico portale cinquecentesco, apparteneva alla Casa d’Austria perché l’edifico era legato direttamente all’attività mineraria.

Nei pressi, infatti, c’erano i forni fusori per il colo dei minerali estratti dalle miniere argentifere del Dos Canopi: veniva usata l’acqua di una roggia proprio per raffreddare i forni. Si tratta, quindi, di un piccolo tassello della storia lavisana; quella storia legata all’attività mineraria per l’estrazione della galena argentifera.

La zona detta Dos Canopi/Maso Clinga fu, per secoli, sfruttata dai minatori di origine tedesca fra il XIII e il XVI secolo. Ancora oggi, nei boschi fra Lavis e Pressano, si possono vedere gli ingressi delle vecchie miniere d’argento che per un periodo hanno forgiato l’identità di questa zona. Dal XVI secolo, infatti, il materiale grezzo, estratto dalle profondità della montagna, veniva trasportato dal Dos Canopi fino alla località smelze (dal tedesco Schmelze: fonderia) ai Spiazzi di Loreto.

Il panificio comunale

Il panificio comunale

In questa nostra breve passeggiata per Piazza Loreto troviamo l’ex Panificio Comunale, costruito nel 1910, per volontà del comune al fine di abbattere il prezzo del pane, nel tipico stile viennese di tempo. Durante il regime fascista fu usato come casa del fascio. Nel secondo dopo guerra ospitò le scuole per poi essere adibito, ad oggi, a sede di molte associazioni locali.


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La chiesa di Loreto

Troviamo poi la chiesa della Madonna di Loreto, l’edificio sacro che da il nome alla piazza, il fulcro e il centro di tutto questo. Fu costruita attorno all’anno 1700 per volontà di Giovanni Battista Svaldi di Lavis, proprietario dell’osteria l’Aquila d’Oro e, nel 1713, sindaco di Lavis. La chiesa fu consacrata il 28 giugno 1705 dal vescovo di Trento Giovanni Michele Spaur.

In poco tempo diventò subito un importante luogo di devozione: la vicinia di Lavis dispose una festività non lavorativa per il giorno 10 dicembre per celebrare la Vergine Laureata. Negli anni si diffuse l’usanza di portare davanti alla Madonna i bambini nati morti al fine di ottenere un qualche segno di vitalità per poterli così battezzare.


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La statua di San Giovanni Nepomuceno

Le guerre napoleoniche

Questo piccolo angolo di borgo conobbe, a partire dal 1796, il fuoco delle guerre napoleoniche. Memorabile fu la battaglia del 2 ottobre 1809. Al termine degli scontri, che vide vincitore l’esercito napoleonico, sulla parete settentrionale della chiesetta furono fucilati sessanta insorti tirolesi. Morirono tutti tranne un certo Cristiano Mittempergher che, ferito ad una spalla, si nascose subito sotto la massa di cadaveri e nella notte, eludendo le guardie, riuscì a fuggire e trovare riparo e cure mediche a Giovo.

Al termine della bufera napoleonica la chiesa diventò per i parenti dei caduti meta di pellegrinaggio e di devozione. Scrive Agostino Perini nel 1852 nella sua Statistica del Trentino:

«i periti furono sepolti in un prato di sotto al paese e per qualche tempo i loro congiunti, le vedove e i figli si recarono ogni anno processionalmente dalle vicinanze di Bolzano a questo luogo a pregare per le anime degli estinti».

Nei pressi della chiesa, vicino alla statua di San Giovanni Nepomuceno, un monumento inaugurato nel 2009, ricorda ancora aggi gli eventi bellici di 211 anni fa.

Il panificio comunale

Andrea Casna, iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige, albo pubblicisti, è laureato in storia e collabora con l'Associazione Forte Colle delle Benne. È stato vicepresidente dell'Associazione Culturale Lavisana e collabora come operatore didattico con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto.

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