La mappa del 1773, una fotografia di Lavis fra medioevo ed età Modena

Questo articolo fa parte del progetto “Le vie dell’acqua e dell’uomo: società ed economia fra passato e presente” promosso da Ecomuseo Argentario, con il contributo della Fondazione Caritro. Partner del progetto: Associazione Culturale Lavisana, Comune di Lavis, Comune di Civezzano, Rete delle Riserve Val di Cembra-Avisio e APPA

Lavis. Questo articolo analizza una mappa del 1773 che fornisce dettagli sulla zona di Lavis e il suo territorio nel corso dei secoli. La mappa evidenzia il corso antico del torrente Avisio e i confini tra il Distretto di Trento e il distretto del Tirolo. Il documento fornisce informazioni storiche e geografiche dettagliate, inclusi dettagli sulla topografia, ponti, piazze e corsi d’acqua.

Com’era Lavis una volta?


Non è facile rispondere a questa domanda. Al momento non abbiamo molte immagini (stampe e/o disegni) di Lavis prima dell’invenzione della fotografia. Salvo qualche acquarello, allo stato attuale solo le vecchia mappe ci possono aiutare a comprendere l’assetto urbanistico di Lavis “una volta”

Questa mappa del 1773 risulta interessante poiché offre uno sguardo dettagliato su Lavis e il suo territorio in un arco temporale ampio. Il documento, che abbiamo già avuto modo di conoscere in un precedente articolo infatti, presenta il corso antico del torrente Avisio e fornisce alcuni dettagli notevoli.

Si evidenzia il confine tra il Distretto di Trento e il distretto del Tirolo, indicato come Stato Austriaco nella mappa.

Di particolare interesse è il corso antico del torrente Avisio che sfociava nell’Adige nei pressi Maso Callianer a sud di Nave San Felice. La mappa mostra, sulla sponda sinistra del corso antico, un maso detto Sarga (o Zarga).

La parte di Piazza Loreto, in corrispondenza del Ponte Nuovo, non è molto dettagliata. Si vede la chiesetta della Madonna di Loreto realizzata nei primi anni del Settecento, ma non sono riportati edifici come il Mulino dal Sale-Bortolotti e la Casa Colo dei Minerali poi Mulino Zampedri già presente al 1765.

A Piazza Loreto veniva depositato il legname, fluitato dalle valli dell’Avisio, da ardere destinato alla popolazione di Lavis a prezzo di favore. A titolo di esempio, un documento conservato presso l’Archivio Storico del Comune di Lavis, del 1835, riporta l’elenco di 395 capifamiglia con il numero di legname assegnato.

Il corso dell’Avisio


Particolarmente interessante è il tracciato del corso antico del torrente Avisio, che anticamente sfociava nell’Adige a Maso Callianer, a sud della frazione di Nave San Felice. L’attuale corso dell’Avisio risale all’incirca al XV-XVI secolo. Scriveva infatti il parroco di Lavis nel 1850, come riportato da Albino Casetti nel suo celebre lavoro sulla storia di Lavis, “nel secolo decimoquinto gli abitanti di Lavis con grandi sacrifici ridussero il torrente nel corso attuale”. In un arco cronologico compreso fra il XV e il XVI secolo la foce è stata spostata quindi di 3 km.

La costruzione degli argini coincide con lo sviluppo urbanistico e demografico. I primi argini risalgono al XIII-XIV secolo: erano ripari in legno che partivano da dove la valle si stringe (zona di Loreto) per una lunghezza di 100 pertiche, circa 500 metri, verso ovest. Nel XV secolo gli argini arrivarono fino a circa 500 pertiche, circa 2,5 km.

Antichi argini sono stati trovati, già nel Settecento, nei pressi del Palazzo de Concini: si parla di argini risalenti, all’incirca, al XIV e XV secolo e che seguivano una linea che collegava Palazzo de Concini con, all’incirca, l’attuale Piazza Cesare Battisti, attraverso gli edifici in corrispondenza con la Chiesa dei Disciplinati (attuale macelleria Trojer).

Nel 1598 la Città di Trento e la comunità di Lavis definirono i confini e gli argini: l’attuale corso del torrente Avisio risale al XVI secolo. La porzione di terreno compresa fra gli argini nuovi e quelli vecchi (questi più a nord in prossimità del Palazzo de Concini), fu subito occupata in gran parte da orti. Si tratta della zona oggi attraversata da Via Orti. Il toponimo “agli orti” o “via dietro gli orti”, è molto antico e compare per la prima volta nel 1496 e poi nel 1506. Sempre Albino Casetti afferma che nel XVI secolo vi erano case lungo gli argini dell’Avisio che confinavano a “mezzogiorno con i ripari del torrente e a settentrione con la strada imperiale”.

La linea viola corrisponde, indicativamente, agli argini fra Tre e Quattrocento

Torrente ed economia


Dalla costruzione dei primi mulini nel XIII secolo fino al XIV secolo, la comunità di Lavis ha dedicato considerevoli sforzi a regolare il corso del torrente Avisio per garantire la sicurezza delle abitazioni e dei mulini, nonché per migliorare il commercio del legname, facilitandone il trasporto verso l’Adige attraverso un percorso diretto e senza ostacoli. Si ipotizza, quindi, (allo stato attuale delle ricerche) che fino agli inizi del XV secolo circa, il legname trasportato lungo l’Avisio giungesse a Nave San Felice: ma questa al momento è solo un’ipotesi.

Osservando la sezione della mappa relativa alle foci dell’Avisio, del corso nuovo, si notano due scritte: “alli vodi” e “dazio nuovo”. In prossimità della scritta “alli vodi” sono disegnate delle cataste di legna che stanno a rappresentare la fluitazione del legname (argomento che sarà trattato in uno dei prossimi articoli). A fianco della scritta “dazio nuovo” si nota il disegno di una casetta: è la sede del dazio ai Vodi dove si compilavano le bollette per i legnami, trasportati mediante zattera, a Venezia.

 

Andrea Casna, iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige, albo pubblicisti, è laureato in storia e collabora con l'Associazione Forte Colle delle Benne. È stato vicepresidente dell'Associazione Culturale Lavisana e collabora come operatore didattico con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto.

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