Riaprono i Ciucioi a Lavis: la storia di Tommaso Bortolotti, del suo giardino e di quel castello impresso nella roccia

Dopo un restauro durato quasi vent’anni, l’opera è tornata al suo antico splendore: cerchiamo di capire perché vale la pena visitarla

LAVIS. Sarà inaugurato domenica 22 settembre a Lavis, dopo quasi vent’anni di restauro, il giardino Bortolotti, detto dei “Ciucioi“. Per l’occasione, è stato organizzato un ampio programma di eventi: una decina, dal 13 al 29 di settembre.

In particolare, il 22 e il 29 settembre si potrà visitare il giardino e il suo castello incastonato nella roccia, prenotando al numero 0461 248140 o allo 0461 248174. I gruppi saranno limitati a 20 persone. Non solo per i turisti, ma anche per molti lavisani sarà la prima vera occasione per scoprire il giardino. Con le sue leggende e soprattutto con gli echi di una storia che ormai ha più di due secoli alle spalle. Una storia che ora cercheremo di raccontarvi.


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Un quadro nella roccia

1.Scendendo da Meano o passeggiando a San Lazzaro, lungo l’Avisio o in piazza Loreto, anche oggi si rimane sorpresi da questa sorta di scenografia teatrale, costruita in un dialogo perfetto fra architettura e paesaggio. Piano piano, con i lavori lenti del restauro, il profilo del doss Paion è stato riportato all’antico splendore. Ma è facile immaginare che un’emozione molto simile l’abbiano provata anche i lavisani di metà Ottocento. Nel giro di pochi anni, videro un quadro prendere vita. L’artista era in realtà un costruttore che utilizzò la montagna come se fosse una tela.

Del giardino non è rimasto nessun progetto. È probabile che fosse tutto nella mente del suo ideatore, Tommaso Bortolotti. Anzi, ancora oggi è facile immaginare che ogni cosa fosse stata pensata in divenire, con l’intento preciso di stupire chi se ne stava di sotto, a guardare ogni cosa con una certa diffidenza.


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Una stagione di cambiamenti

2.Tommaso Bortolotti nasce il 9 novembre 1796, da Tomaso Andrea Bortolotti e da Caterina Brugnara. Siamo in un periodo di cambiamenti epocali, culmine dell’età moderna e inizio della contemporaneità. La rivoluzione francese (1789), e ancor prima il grande movimento filosofico-intellettuale dell’illuminismo, hanno portato a mutamenti che sono sia politici sia culturali.

Proprio nella notte in cui nasce il piccolo Tommaso, l’esercito francese guidato da Napoleone sta lasciando Lavis. Qui il 5 settembre aveva combattuto una furiosa battaglia sull’Avisio. Da lì a poco il Bonaparte occuperà per la prima volta Trento, costringendo il principe vescovo alla fuga.

È una fase di grande instabilità. Dopo il crollo del principato, il Trentino finisce sotto il dominio dei Bavaresi. Ci sarà l’insurrezione di Andreas Hofer (nel 1809), quindi l’annessione al Regno d’Italia e la caduta di Napoleone (nel 1813). Solo dopo il Tirolo italiano tornerà sotto il controllo di Casa d’Austria, dal 1816 e fino alla conclusione della prima Guerra mondiale.


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Un ceto dirigente

3.Ma nel frattempo qualcosa è cambiato. Anche in Trentino si è formato un ceto dirigenziale, soprattutto cittadino, di buona preparazione culturale, solidità economica e aspirazioni intellettuali. Sono persone che viaggiano in Europa e in Italia. Borghesi, avvocati e altri professionisti che hanno spesso aspirazioni risorgimentali o autonomiste.

Sono naturalmente movimenti largamente minoritari nell’ampio contesto della regione, dove – soprattutto nelle valli – si mantiene immutata la fedeltà (quasi religiosa) all’imperatore asburgico. Ma assumono una maggiore importanza per esempio nella città di Trento. Lì si riuniscono intorno a circoli intellettuali o nelle segrete stanze della massoneria.

Vista la scarsità della documentazione, è difficile sostenere con certezza che anche Tommaso Bortolotti facesse parte di questo contesto. Ci sono però indizi importanti. Uno di questi è proprio il giardino dei Ciucioi: è un percorso di ascesi verso l’alto che ricorda un rito d’iniziazione massonica. Anche per la presenza di certi elementi architettonici.

Il terrazzamento dei Ciucioi con la nuova serra

Un giardino verticale

4.Anche oggi, visitando il giardino Bortolotti ed entrando nel castello dei Ciucioi, si provano le stesse emozioni. Ci si inerpica lungo scalette, si scoprono angoli nascosti, ci si perde in portici senza uscita. E c’è una particolarità che rende questo giardino unico in Europa: ci sono più superfici verticali che orizzontali.

Rimasto orfano di padre intorno ai vent’anni, Tommaso Bortolotti eredita l’ingente fortuna familiare. È sicuramente attivo all’interno del paese, innanzitutto come responsabile anti-incendio. Nel 1825 si distingue per coraggio e altruismo, durante un intervento per spegnere le fiamme che lambiscono il mulino Turin.

È probabile che abbia avuto una buona formazione, ampliata anche grazie a numerosi viaggi, soprattutto in territorio italiano. Nel 1830 diventa Capo Comune e propone l’acquisto di una pompa idraulica da usare contro le fiamme. Nel 1844 diventa ispettore, responsabile delle macchine anti-incendio, pochi anni prima della nascita vera e propria del corpo dei vigili del fuoco.

Un giardino romantico

5.Già dagli anni Trenta, Bortolotti inizia i lavori per migliorare gli orti di famiglia, costruendo i primi terrazzamenti. Questa zona è conosciuta come i Ciucioi: il nome deriva forse dal verso degli uccelli che qui fanno il loro nido. O più probabilmente da una rivisitazione popolare del termine tedesco “zu Zoll“. Letteralmente significa “al dazio”, perché fino ai primi anni del diciannovesimo secolo l’Avisio fa da confine fra il principato vescovile e le terre tedesche del Tirolo.

Intorno alla metà dell’Ottocento, Tommaso inizia a inseguire il suo sogno. Immagina una sorta di “città ideale” di ispirazione romantica. Una volta entrati, si percorre un percorso elicoidale che poi, piano piano, porta a raggiungere le varie tappe. È come una metafora di vita, in cui si continua a salire lungo una rampa. Sul culmine ci sono la facciata di una chiesa e le guglie moresche.

Si arriva poi al castello, con una loggia neo rinascimentale che in realtà non è sorretta dalle colonne ma dalla roccia. C’è un criptoportico e sopra un portico vero. Fino a una torre che non aveva il tetto, ma era stata lasciata cava. Quasi fosse un rudere in stato d’abbandono, un’antica rovina che aveva l’unico scopo di stupire chi guardava dal basso.

Nel rosone della chiesa c’è dipinto un orologio che però non ha le lancette. È possibile che il meccanismo sia andato perduto. Ma è più probabile che esso volesse rappresentare il tempo sospeso, come se dentro al giardino si entrasse in una nuova dimensione.


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Un paesaggio culturale

6.Il giardino dei Ciucioi è oggi uno degli esempi più interessanti in Europa di paesaggio culturale. È come se la storia, la filosofia e la cultura di metà Ottocento fossero stati impressi sul colle sopra Lavis. Non c’è soltanto l’aspetto estetico: è soprattutto un fatto di memoria, una testimonianza che ha lo stesso valore di un museo.

A metà Ottocento i terrazzamenti erano pieni di piante esotiche: palme, magnolie, aranci, limoni, erbe aromatiche, nespoli del Giappone e ulivi. Il giardino ha da sempre uno stretto legame, nella storia, con l’animo più intimo e spirituale dell’uomo. E non solo per l’Eden raccontato nella Bibbia.

Ci sono gli antichi giardini persiani raccontati da Senofonte e quelli di Ninive. I giardini pensili di Babilonia e quelli egizi. Nella Teogonia di Esiodo si parla del giardino delle Esperidi, dove le ninfe del tramonto, figlie di Atlante, sorvegliano, con l’aiuto di un drago, l’albero in cui crescono le mele dorate. Ci sono i giardini raccontati da Omero nell’Odissea. I complessi lussuosi simbolo della grandezza di Roma o, più tardi, del Rinascimento. Fino appunto ai giardini romantici che hanno bene in mente tutte queste ispirazioni.


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Un concentrato di tecnica

7.Nel 1999 il Comune di Lavis ha acquistato il giardino e ha iniziato un complicato lavoro di restauro: sono serviti quasi due milioni e 300 mila euro per completare i lavori. È durante questo lungo periodo di rinascita che il giardino ha mostrato i suoi segreti più nascosti.

Si è scoperto così che i Ciucioi sono anche uno straordinario concentrato di tecnica: una sorta di macchina pensata per la coltivazione delle piante. Nella parte più bassa esiste una piccola grotta, chiamata “stanza dei fuochi”, dove veniva raccolta l’aria calda. Attraverso un sistema di “areazione”, l’aria veniva poi trasportata in tutto il giardino. L’aria circolava, con dei canali a serpentina, anche sotto al pavimento dei terrazzamenti, dove ai tempi erano costruite due serre.

Questo sistema ricorda l’hypocaustum: il sistema di riscaldamento delle case romane. Anche in quel caso, l’aria circolava nelle cavità che si trovavano sotto al pavimento e nelle pareti. Ma nel giardino anche l’acqua piovana veniva riciclata, con grosse vasche per raccoglierla. Restano però ancora dei misteri. Nella muratura sono stati trovati dei sassi ciclopici il cui movimento è molto complicato, se non impossibile: come li ha portati Tommaso fino alla parte più alta del giardino?

Foto storica dei Ciucioi, nel Novecento

La fine del sogno

8.In realtà ci sono cose che non potremo sapere mai. Superata la chiesa e prima della loggia, si arriva nella stanza dei crociati: ma il nome è stato dato soltanto durante il restauro. Questo spazio sembra perfetto per l’incontro fra più persone. Era forse il posto dove si ritrovavano gli appartenenti a una loggia massonica? Era il punto di arrivo di questo lungo percorso, metafora delle intemperie della vita, affrontate con una sorta di elevazione spirituale?

Tommaso Bortolotti non lo ha spiegato in nessun documento: è morto il 9 aprile del 1872, senza eredi. In una notte di tempesta stava chiudendo la finestra di una delle serre sul giardino. Una folata di vento lo ha fatto cadere dalla scala e quel luogo di bellezza è diventato all’improvviso anche un luogo di morte.

I Ciucioi nei primi anni Cinquanta

Un lento degrado

9.Il Comune di Lavis ha rilevato il giardino per pagare i creditori, in parte anche grazie alla vendita dell’ultimo raccolto dei limoni. La proprietà viene messa all’asta: se l’aggiudica Pietro Marchi che al posto delle piante esotiche e dei fiori coltiva le viti. Il giardino cambia nome e diventa “villa Marchi”.

Negli anni successivi, il giardino cambia più volte proprietario: passa da Bartalo Tomasi a Ottavia Carli. Durante la prima guerra mondiale, per divertimento alcuni soldati austriaci piazzano una bomba e danneggiano la torre del castello. Le vetrate del cosiddetto “giardino d’inverno” vengono smontate: i soldati le utilizzano per i baraccamenti che hanno costruito ai Torbisi e in località Zarga.

È così che inizia il lento degrado dei Ciucioi. La parete esposta al sole si presta in maniera naturale all’invasione di piante infestanti. Sul finire degli anni Novanta, l’antico splendore sembrava ormai irrimediabilmente perduto.

Quando i Ciucioi erano Villa Marchi

L’inaugurazione

10.Nel 1999 il Comune ha quindi ri-acquistato il giardino: i lavori, divisi in più lotti, sono iniziati nel 2002. In totale sono stati spesi circa due milioni e 300 mila euro. Ora però il giardino è accessibile e visitabile quasi nella sua interezza.

Fino al 29 settembre saranno organizzati una decina di eventi culturali per l’inaugurazione. Poi il giardino chiuderà per qualche altro intervento: per esempio per l’illuminazione. L’intento è di riuscire a completare tutto per dicembre, quando ci sarà la fiera dei Ciucioi. Poi la gestione passerà all’Ecomuseo dell’Argentario che organizzerà anche le visite guidate e la manutenzione del giardino. I Ciucioi sono tornati al loro antico splendore.

Giornalista, laureato in storia, direttore responsabile del Mulo. Scrive per Il Fatto Quotidiano e per il Trentino, talvolta per laStampa.it. È direttore dell'Associazione Culturale Lavisana. (Scrivi una mail)

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