Coronavirus, invariati i dati nella nostra zona. In Trentino, 40 positivi in più

I dati del 29 aprile. Oggi comunicati 4 decessi a causa della malattia

Tamponi ai vigili del fuoco

TRENTO. Siamo vicini alla fine di aprile ed è il secondo mese in cui l’emergenza coronavirus è una realtà anche in Trentino. Anche stasera vi aggiorniamo su come vanno le cose nella nostra zona.

In realtà si fa presto, perché la situazione dei contagi nei nostri comuni resta invariata: Albiano (4), Altavalle (6), Andalo (15), Cavedago (13), Cembra-Lisignago (13), Fai della Paganella (5), Giovo (3), Lavis (96), Lona Lases (1), Mezzocorona (32), Mezzolombardo (89), Molveno (4), Roveré della Luna (1), San Michele all’Adige (13), Segonzano (7), Spormaggiore (6) e Terre d’Adige (6).



I dati in Trentino


I contagi nuovi sono 40, tutti scoperti con il tampone. Di questi, 13 sono nelle case di riposo. I decessi sono 4, di cui tre alle case di riposo. Rimane stabile il dato dei posti occupati nelle terapie intensive: sono 22. I tamponi fatti non sono pochi: 1168 in totale. L’incidenza della positività sui tamponi eseguiti è del 3,4 per cento (ed è una buona notizia).

Le persone che stanno affrontando la malattia a casa sono 1183. I ricoverati in ospedale senza ventilazione sono 153. Infine, 12 persone sono ricoverate con la ventilazione semi-invasiva.

Le riaperture


Verso la fine della prossima settimana, potrebbe chiudersi in consiglio provinciale l’approvazione di una legge. In sostanza, l’obiettivo è di riuscire ad anticipare in Trentino alcune aperture, rispetto a quello che succede a livello nazionale. In realtà, la situazione è ancora molto incerta. Anche a Roma si starebbe valutando la possibilità di garantire alle differenziazioni territoriali da metà maggio: ovvero, a scelte diverse nei territori.

Ovviamente, però, bisogna tenere conto del dato dei contagi. Attualmente, la situazione è stabile e incoraggiante. Ma rimarrà così anche con le prossime aperture? Il governo terrebbe in conto non solo questo aspetto, ma anche l’organizzazione sanitaria locale. Ovvero, la possibilità che un territorio ha di rispondere efficacemente a un eventuale inasprimento improvviso dei contagi: «Noi queste disponibilità le abbiamo sicuramente», dice il presidente Maurizio Fugatti.

Misure di sicurezza


Il vero pericolo è quello di cui vi riferivamo oggi in un articolo. Che le aperture corrispondano anche a un venir meno della responsabilità generale. Con il rischio che si sottovalutino le misure di sicurezza. «Le aperture ci saranno, ma solo se il contagio rimarrà basso – ha chiarito Fugatti –. Se i contagi dovessero rialzarsi, torneremmo indietro nelle libertà personali».

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