Negli anni Cinquanta all’oratorio di Lavis si folleggiava con i “Festival della Gioventù”

Fra baci proibiti e palchi crollati, ecco la storia di un evento che purtroppo si è perduto nella memoria

La messa durante un "Festival della Gioventù"

LAVIS. Oggi ce ne sono di Festival in giro per l’Italia e nel mondo! Dopo quello della Canzone di San Remo, c’è il Festival del Cinema di Venezia, naturalmente quello di Cannes – sempre di cinema – insieme a quello di Berlino, sempre dedicato alla settima arte. Imperversano poi ancora i vari Festival, quello dello Sport, del Teatro, dei Cori, naturalmente c’è anche il Festival della Birra, quello dedicato persino alla Polenta, il Festiva dell’Euregio e andando poi più sul… sofisticato, anche il Festival dell’Economia e quello dell’Europa!

Festival, tanti Festival, una caterva di Festival più o meno conosciuti ed apprezzati dal popolino italico e lavisano. Ma dagli anni ’50, esattamente la prima edizione è stata quella del 1954, anche Lavis ha avuto il suo bravo Festival. Eccome lo ha avuto, per ben 8 edizioni consecutive e fino a quella del 1961 e si era sempre chiamato “Festival della Gioventù”!


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All’oratorio

La sede di questo Festival “casereccio”, estemporaneo, sincero fin che si vuole, ma godibile e perfettamente all’altezza di quei tempi indimenticabili, è sempre stata all’Oratorio Parrocchiale e nel suo grande ed accogliente piazzale. In quei tempi l’Oratorio era definito una vera e propria “grande fucina” di iniziative e di coinvolgimenti vari per tutta l’intera borgata lavisana e le sue famiglie.

Allora, nello storico piazzale con le due porte da calcio alle estremità, facevano da contorno logistico anche i due giochi delle bocce, frequentatissimi più dagli adulti che dai ragazzini, sistemate sulla destra dopo l’ingresso dal cancello principale. Il tutto sotto il riparo e la protezione di una fila di alberi sui due lati, praticamente lungo il muro di confine con l’allora Asilo Infantile.

In fondo al piazzale, verso nord e la via Mulini, c’era la caratteristica grotta della Madonna, contornata dai sassi di tufo e dalle edere rampicanti. Poi la giostra vera e propria posizionata sul lato sinistro, dietro alla schiena del palcoscenico del teatro, con a fianco anche i due “dondoli” in metallo, dedicati e riservati agli oratoriani più piccoli.

I laici in testa

Era ricco comunque il programma annuale di ogni edizione dei Festival oratoriani, organizzati dai vari gruppi dei laici impegnati – sia gli Juniores sia i Seniores – con in testa i vari dirigenti di allora, seguiti a vista dal cappellano. Quello della prima edizione era don Renzo Deromedis, simpatico e amico di tutti quanti.

Tutte e otto le edizioni erano dislocate e programmate intorno alla seconda o alla terza domenica di giugno, questo a seconda degli impegni programmatici ma anche della bella e propiziatrice stagione che favoriva tutto quanto. Alla testa dell’organizzazione, c’erano allora i volontari laici, guidati dal mitico Luigi Dietre (rimasto per tanti anni presidente, ma anche poi nella veste di “bigliettario” alla cassa del Cinema Parrocchiale), affiancato dai sui validissimi collaboratori, Paolo, Lidio, Sergio, Lino, Rinaldo, senza dimenticare però i due fratelli Gino e Marco Dallabetta, che abitavano proprio all’Oratorio dato che con la famiglia e la mamma Carmela ne sono stati i custodi per molti anni…

Al suono della Banda

I programmi della intensa giornata differenziavano di anno in anno, ma erano sempre aperti dall’invito formale dell’organizzazione a tutte le famiglie, che recitava pressapoco così: «Carissimi, ritorna il vostro Festival, appuntamento di giovinezza gaia, sagra di allegria, di esuberanza, nel segno e nel clima cristiano! Ti aspettiamo perciò anche a questa ennesima edizione dell’ormai celebre “Festival della Gioventù”,con la bicicletta, la moto e la macchina. Non mancare…»!

E il programma della festa era ricco e variegato,anno dopo anno, si iniziava sempre al mattino della domenica alle 8.300 con la sveglia della Banda Sociale di Lavis per le vie della borgata e poi arrivo alle 9.30 nel piazzale dell’Oratorio.

Seguiva quindi la celebrazione della Messa all’aperto, con l’altare realizzato sul palco davanti alla grotta della Madonna, accompagnata dalla stessa Banda Sociale diretta da Mario Moser e dalla Corale Santa Cecilia diretta da Silvio Casagranda. Celebrante, nelle prime edizioni, era sempre stato l’arciprete-decano don Celestino Brigà, che poi aveva lasciato il posto al cappellano o all’assistente diocesano della “Giac” (Gioventù Italiana di Azione Cattolica), invitato per l’occasione.

La grande sfilata

Dopo la celebrazione, seguiva puntualmente in ogni edizione che si rispetti, la benedizione di tutte le biciclette, moto, automezzi che riempivano letteralmente il grande piazzale. A tutti veniva appuntata la caratteristica bandierina di stoffa in ricordo del Festival e ogni anno di colore diverso, ma con la stessa dicitura e il logo che comprendeva anche il campanile e l’Oratorio insieme.

Subito dopo seguiva la sfilata di tutti i ciclisti, motociclisti e automobilisti per le principali vie del paese. Davanti alla pittoresca carovana, in testa come apripista, c’erano allora i due cappellani, don Dante Borghesi e don Ettore Facchinelli, sul loro famoso “Galletto” di color giallo, in dotazione di servizio…

Il programma

Verso le 11 seguiva sempre una gara podistica di campionato, con gli allora astri nascenti dell’Unione Sportiva Lavis, sportivi e atleti impegnati che poi negli anni avevano fatto anche carriera fuori dal territorio di casa.

Verso il mezzogiorno era poi disponibile il rinfresco-pranzo, sui tavoli al riparo dal verde delle piante vicino allo spazio delle bocce e al sempre ricco Vaso della Fortuna, il tutto servito dai giovani dell’Oratorio in compagnia delle prime “cuoche” che iniziavano a collaborare.

Dalle 14 partivano poi i grandi giochi per tutti i ragazzi frequentanti allora l’Oratorio e guidati dai loro assistenti più grandi. Dopo le 15.30, spazio per il grande pubblico che assisteva in successione agli altri importanti eventi in scaletta: il concerto della Corale Santa Cecilia, quello della Banda Sociale, con la conclusione in centro piazzale con scale e attrezzature varie, dell’eccezionale esercitazione dei Vigili del Fuoco lavisani guidati e diretti già dall’allora giovane comandante Aurelio Obrelli.

I gran varietà

E arrivava, finalmente, anche l’appuntamento della grande serata all’aperto. Si erano contati in quelle occasioni anche più di 500 spettatori in certi spettacoli programmati, tutti seduti sulle panche di legno all’aperto e sotto le stelle. Il clou delle serate del Festival si alternava, ogni anno, tra cinema e teatro-varietà. Il palco era quello della Messa della mattina, contornato però da luci colorate, bandierine e fondali vari, per le recite. Il cinema invece si proiettava come ormai tradizione dal 1949, sullo schermo in muratura collocato sul muro di confine con l’Asilo Infantile e che esiste ancora oggi.

Per la serie dei “Gran Varietà”, si è sempre optato poi sui programmi popolari de “Il microfono è vostro”, poi con “Giovani alla ribalta”, “Arte Varia lavisana” e “Dilettanti allo sbaraglio”, tutti realizzati, condotti, diretti e presentati dal bravo Marcello Voltolini di turno, ormai abitudinario e conosciuto anche ai Festival di Lavis.

Sul grande schermo

Con i film invece si tentò di accontentare tutti i gusti dei lavisani e sullo schermo all’aperto sfilarono anche i drammi di “Odissea Tragica”, le avventure di “Stella Solitaria”, lo strappalacrime-musicale di “Piccola Santa” e anche gli intrecci esotici di “Laila la figlia della tempesta”, tutti seguiti e applauditissimi dal sempre più numerose pubblico…

Interessanti anche i fuori programmi abbinati ai film, che erano i classici e allora in voga “CineSport” e quasi sempre ogni anno sulle recentissime tappe trentine del Giro d’Italia, con l’astro nascente di Palù di Giovo, Aldo Moser!


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Quella volta che crollò il palco

Non tutto però andò liscio e per il verso giusto anche per qualche edizione dei “Festival”, ci sono stati alcuni inconvenienti tecnico-logistici che disturbarono la perfetta riuscita di tutto quanto. Un’occasione venne al finale di uno spettacolo di arte varia, complice la pioggia torrenziale che improvvisamente si scatenò sul pubblico ma anche sui lampioncini colorati alla veneziana disposti con le luci tutt’intorno al grande piazzale.

Oltre che distruggere i palloncini, la pioggia creò un corto circuito che fece scattare tutta la corrente elettrica dell’Oratorio e quindi anche del piazzale. Essendo proprio il finale dello spettacolo la gente se ne tornò subito a casa al buio, bagnata e sconsolata più che mai.

Altra “tragedia sfiorata” è stato quando si era cambiato posto al palco, che per il sole era stato spostato dal centro, davanti alla grotta della Madonna e posizionato poi sul lato a est del fabbricato dell’Oratorio. Era appena salita la Corale Santa Cecilia per eseguire il suo concerto. Tutti erano pronti al segnale del maestro, ma proprio in quel momento l’intero palco di legno si sfasciò al suolo, creando un po’ di parapiglia tra i cantori e il pubblico…

Nessun ferito e nemmeno contuso, solo un grande spavento e nient’altro. Un grosso registratore a nastro della Grundig, già avviato, venne preso al volo da qualcunoe salvato completamente!

Lo scandalo del bacio

Quindi, tutto è bene quel che finisce bene, si può proprio dire. Anche se c’è stato qualcuno, una volta, che aveva voluto dire la sua proprio sul film “Piccola Santa”, con Virna Lisi e Rosario Borelli, tratto dalla canzone omonima cantata allora da Carla Boni e da Giorgio Consolini.

C’era una scena in quel film in cui i due innamorati si scambiavano un bacio, un lungo bacio per la verità, seduti e abbracciati sulla sabbia del mare. Ebbene, per quell’allora bacio, ritenuto proprio “sconveniente e audace” per un Oratorio, si sollevò anche una piccola polemica messa subito a tacere dagli organizzatori stessi.

Il gruppo degli organizzatori

Un festival perduto

Ricordi indimenticabili questi, della vita oratoriana negli anni ’50, di quando a Lavis, noncuranti di tutto e di tutti, i giovani insieme ai cappellani organizzavano i “Festival della Gioventù”, sotto l’occhio autoritario ma benevolo e comprensivo del regista di allora, l’arciprete-decano di Lavis don Celestino Brigà.

Altri tempi quelli, anche perché oggi non ci sono più i “Festival” che c’erano una volta, ci sono altri “festival”… d’accordo, ma quelli della Gioventù purtroppo non ci sono proprio più… peccato !

Giornalista, scrive per "Vita Trentina". Per decenni è stato il corrispondente da Lavis per "L'Adige". Memoria storica e appassionato di cinema, ha lavorato come tuttofare per il Comune di Lavis fino alla pensione. Scrive per "Il Mulo" dopo essere stato una delle colonne del giornale digitale "La Rotaliana".

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