Un viaggio nel tempo: la mappa catastale di Lavis nel 1813

Nei disegni voluti da Napoleone si può vedere il paese così com’era più di 200 anni fa, quando ancora l’Avisio non era regimentato

LAVIS. C’era la guerra a Lavis 206 anni fa quando venne disegnata questa mappa. Era una guerra distante in un paese poco conosciuto, ma incredibilmente impegnativa. Napoleone aveva arruolato quasi un milione di uomini per sconfiggere la Russia, uno degli eserciti più grandi mai visti dai tempi dell’Impero Romano.

Era convinto che la sua Grande Armée (Grande Armata) avrebbe avuto facilmente ragione delle armate zariste, allo stesso modo in cui i suoi uomini avevano sconfitto tutti i più potenti eserciti europei fino a quel momento. I lavisani non sapevano molto di geopolitica e poco se ne interessavano, ma di sicuro avevano imparato che con Napoleone non si scherza.

Esecuzioni sommarie

1.Lo avevano capito quattro anni prima, nel 1809, quando l’insurrezione si era diffusa anche nel Tirolo italiano e a Lavis si erano verificati violentissimi combattimenti tra le ben equipaggiate e addestrate truppe francesi, e le bande di insorgenti tirolesi capeggiati da Andreas Hofer.

Negli occhi dei lavisani erano ancora impresse le terribili immagini delle esecuzioni sommarie di decine e decine di giovani che avevano deciso di ribellarsi contro le troppe riforme modernizzatrici, l’oppressione bavarese e la coscrizione militare obbligatoria imposta dal governo di Parigi a tutti gli stati dell’Europa continentale.

Nelle steppe russe

2.Ma cosa lega la lenta avanzata dell’esercito transalpino nelle gelide steppe russe con questa strana mappa di Lavis?

Napoleone aveva l’obiettivo di impossessarsi definitivamente dell’intero continente euroasiatico, sconfiggendo definitivamente la Russia dello Zar Alessandro I per poi finalmente tentare il tutto per tutto contro la fastidiosa potenza navale inglese. Era un progetto tanto ambizioso quanto azzardato, ma era soprattutto un piano estremamente costoso.

Il nuovo catasto

3.I soldati dell’armata imperiale andavano equipaggiati e sostenuti per sperare di poter sconfiggere il possente nemico. Era indispensabile dunque una riforma complessiva del sistema di tassazione. Una “perequazione”, così veniva chiamata, del carico fiscale.

Fu così che ancora nel 1807 venne deciso di impiantare su tutti i territori dell’Impero e degli stati alleati un nuovo catasto geometrico-particellare: lo scopo era quello di prelevare la ricchezza da chi ne produceva di più in modo da aumentare le entrate tributarie senza gravare sulle fasce più deboli della popolazione.

L’intuizione

4.Si trattava di un’intuizione eccezionale, sperimentata con molta fatica negli anni precedenti ma mai applicata su larga scala per difficoltà tecniche e politiche. Prima della Rivoluzione era stato difficile convincere i ceti privilegiati a pagare più tasse. I governi napoleonici invece avevano la forza e gli strumenti per poter mettere in pratica questa iniziativa.

Per certi versi fu il primo esperimento di un’Europa unita: il provvedimento venne infatti messo in vigore praticamente in tutti gli stati europei occidentali: Francia naturalmente, ma anche Spagna, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Italia e persino Svizzera. Con il catasto napoleonico venne anche introdotto il sistema metrico decimale, semplificando enormemente le operazioni di calcolo e misurazione e abolendo tutta la babele di misure precedenti.

Lavis nel 1813

5.La prima mappa catastale di Lavis, prodotta nel 1813 dopo alcuni mesi di misurazione riporta alcune informazioni molto interessanti sull’assetto urbano della cittadina.

In particolare risalta in maniera molto evidente il rapporto simbiotico con le acque. Il torrente Avisio, caratterizzato ovviamente da un flusso molto più elevato di quello attuale, era una risorsa primaria sia per l’agricoltura, che per la fornitura di energia.

In effetti si notano due canalizzazioni molto importanti che traevano origine dal torrente nella parte più orientale del paese e fornivano potenza idraulica a moltissimi mulini collocati in tutto il paese. Se ne contano ben 12 e si tratta di presenze molto significative: i mulini avevano la stessa importanza delle nostre fabbriche per l’economia dell’epoca e richiedevano ingenti capitali per poter funzionare ed essere mantenuti in efficienza.

Gli orti del paese

6.La carta è realizzata in scala 1:2000 e riporta altri dettagli molto interessanti. Si vede per esempio come gli argini in corrispondenza del paese fossero realizzati in pietra (colore rosso) a differenza di quelli più vicini alla foce, costruiti probabilmente in legno.

Il corso dell’Avisio appare ancora non regimentato e piuttosto meandriforme specie nelle zone più vicine alla confluenza con l’Adige, a sua volta non ancora rettificato. Gli appezzamenti in verde, posti tutti quanti vicino alle abitazioni (rosso chiaro) sono invece gli orti, le aree più importanti per sfamare la popolazione.

Un viaggio nel tempo

7.Dalla carta ricaviamo poche informazioni sulla coltivazione delle altre aree. Non si tratta però di una mancanza, o di una disattenzione. Ciascuna mappa catastale era accompagnata infatti da un registro censuario in cui erano contenute tantissime informazioni.

Per ogni numero di particella veniva individuato il proprietario, si elencavano molteplici dettagli sulla tipologia colturale, sulla qualità del terreno, sull’estensione, sulla rendita. Ad esempio esistevano ben sette tipologie diverse di prato, classificate a seconda della redditività. Molto spesso però questo genere di documenti è andato perduto e anche quello di Lavis risulta finora disperso.

Il catasto napoleonico venne realizzato solo parzialmente in Trentino. Questa mappa però ci consente di fare un salto indietro nel tempo di 200 anni e riscoprire la Lavis del passato.

È nato a Trento il 26 agosto 1982. Laureato in Storia della Civiltà europea all'Università di Trento. Ha partecipato al convegno "Le élites in Tirolo tra Antico Regime e Vormärz" organizzato dall'Archivio Provinciale di Bolzano. Nel 2010, insieme ad Andrea Casna, ha pubblicato il volume “Lavis nel vortice delle guerre napoleoniche”. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Studi Storici alla facoltà di Sociologia di Trento nel 2012. Ha lavorato come assegnista di ricerca al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. Attualmente è docente a contratto di Geografia e Geografia Storica ed è assegnista di ricerca per il progetto "L’evoluzione geostorica della città di Rovereto".

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