A Mezzocorona nella biblioteca vivente i cittadini diventano libri

Da chi ha superato una malattia alla mamma di un pallavolista in nazionale. Diciotto persone hanno deciso di raccontare la loro storia e potranno essere “presi in prestito” per un quarto d’ora

Mezzocorona

MEZZOCORONA. Ognuno di noi ha una piccola o grande storia da raccontare. È per questo che la biblioteca di Mezzocorona ha pensato di trasformare le persone in libri viventi. Potranno essere presi in prestito, sabato dalle 14 alle 18, nel contesto del Settembre rotaliano. Proprio come se sfogliassero un libro, i “lettori” potranno immergersi per un quarto d’ora in varie storie di vita. Ascoltandole però, viso a viso, dalla voce dei protagonisti.


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Libri viventi

Nei mesi scorsi la biblioteca aveva fatto un appello per cercare persone che avessero qualcosa da raccontare. Hanno risposto in 18 e le storie sono davvero per tutti i gusti. C’è per esempio Alessandro Rossi che racconterà la sua storia di alpinista e di amante della montagna. Sarà però accompagnato dalla moglie. Lei racconterà l’altro punto di vista, spesso in ombra: tutte le paure di chi rimane a casa, in attesa di notizie.

C’è la madre di Gianluca Galassi, orgogliosa del figlio che gioca nella nazionale di pallavolo. C’è la donna che ha sconfitto la leucemia. La poliziotta che racconterà delle donne in divisa. Un ragazzo di come si possa vivere serenamente con la dislessia. E poi ci sono i libri viventi sui viaggi: la ragazza alla pari all’estero, chi ha fatto il cammino di Santiago e chi ha imparato a viaggiare da solo.

 

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Preparativi per la Biblioteca vivente del Settembre Rotaliano… 😍🤗🤩 #bibliotecadimezzocorona #mezzocorona #settembrerotaliano

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Storie di persone comuni

I libri viventi saranno quasi tutti interpretati da cittadini di Mezzocorona. Ed è forse questo l’aspetto più interessante: sono persone comuni che hanno però qualcosa da raccontare. La bibliotecaria, Margherita Faes, spiega che la “biblioteca vivente” è stata inventata alcuni anni fa in Danimarca: «Spesso sono un modo per superare i pregiudizi. A Lavis per esempio i libri viventi sono stati interpretati da detenuti. Noi, pensando alla nostra realtà locale, ci sembrava più giusto raccontare le storie di persone comuni».

Funzionerà così. Ogni “libro vivente” ha la sua copertina e potrà essere preso in prestito, rivolgendosi alla bibliotecaria. Il lettore – o meglio l’ascoltatore – si siederà in un angolo della biblioteca con il suo “libro”. Per un quarto d’ora, ascolterà la storia che ha scelto. Per passare poi, eventualmente, a un altro racconto.

Giornalista, laureato in storia, direttore responsabile del Mulo. Scrive per Il Fatto Quotidiano e per il Trentino, talvolta per laStampa.it. È direttore dell'Associazione Culturale Lavisana. (Scrivi una mail)

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