Lungo il “nostro mare”: le passeggiate a Lavis sul greto del torrente Avisio

Quando ancora non c’era la piscina, i nuotatori sfidavano la corrente e arrivavano fino allo Zambel

LAVIS. Forse è anche perché da qualche giorno siamo in vacanza sull’altopiano della Paganella, comunque il richiamo e la nostalgia dell’Avisio si fanno sentire, eccome! Nati e vissuti vicino al torrente che ha dato storicamente i natali alla borgata, non è certo una fortuna da poco.

Non è di tutti sicuramente, ma i rivieraschi e i frontalieri sono sempre stati quelli che hanno avuto le fortune di conoscere e vivere tante avventure e anche disavventure, nate naturalmente lungo l’Avisio e bagnate dalla sua lunga storia di vita.

Le passeggiate dei lavisani

1.Negli anni ruggenti di Lavis, anche il torrente di casa, con i suoi alti ed i suoi bassi, le sue adiacenze simpaticamente famigliari, le sponde, gli argini, l’alveo e anche la foce, era chiamato dai più “letterati & eruditi dell’epoca” con il nome roboante di “Mare Nostrum”, questo sicuramente per assecondare la moda dei tempi e anche per seguire gli editti dell’allora regime… in voga!

Lungo le sponde dell’Avisio però, libere da ogni intrallazzo pericoloso e logistico o da ostruzioni dovute a questa o a quella piena stagionale, si sono sempre praticate le passeggiate dei lavisani ma anche dei “sanlazeroti” ( gli abitanti di Santo Lazzaro così chiamati dai lavisani per intenderci).

Passeggiate quindi ad ogni apertura di stagione, specialmente al primo sole di primavera, quando cioè le sponde di “Avisium” iniziavano a colorarsi di verde e si notavano già i primi fiorellini spuntare timidamente tra i sassi e sugli arbusti circostanti e intorno alle stradine di collegamento.

Fresche e dolci acque

2.Famiglie intere, specie la sera dopo cena, si riversavano e imperversavano intorno al torrente di casa, il periodo estivo era poi il più consigliato e trafficato per cogliere la freschezza nella brezza serotina, che emanava e sprigionava lo scorrere caratteristico dell’acqua lungo il suo percorso naturale. Tanti comunque i bambini in questa saga logistica famigliare, parecchie anche le coppie e le coppiette in prima uscita pubblica.

I più giovani erano naturalmente accompagnati a debita distanza dai rispettivi genitori, che erano sempre in allerta, seguendo l’intera passeggiata allo scoperto e senza però perderli mai di vista… Ma anche le mattinate estive sotto un cielo terso e sgombro da nubi e così pure gli afosi interi pomeriggi, erano un interminabile via vai di gente vacanziera.

C’erano anche i bagni in quei tempi e non c’era nessuna piscina in tutto il circondario, l’Avisio suppliva anche a questo, sempre seguendo il motto del sommo Petrarca che ricordava: «Chiare, fresche e dolci acque, ove le belle membra pose colei che sola a me par donna…»!

Controcorrente

3.E tanti però anche i curiosi che seguivano le varie esibizioni dal vivo dei provetti nuotatori di turno intorno alle famose “moie”, quelle grandi pozze d’acqua che l’Avisio creava e alimentava al suo interno e che poi, ritirandosi, lasciava libere e indipendenti, caldamente ospitali grazie al sole che le teneva in temperatura.

Qualcuno, in diverse occasioni, pensava anche di percorrere l’Avisio praticamente facendolo controcorrente, naturalmente circondato dal pubblico appassionato, plaudente e parecchio entusiasta. Quei nuotatori di allora erano però i più bravi, i più esperti e uno di questi era senz’altro l’indimenticabile Fernando Albertini, meglio conosciuto in paese come “el Nando de le Acli”.

Si radunavano e poi partivano praticamente da sotto il ponte dedicato a San Giovanni Bosco, quello sullo stradone della Nazionale del Brennero, nei paraggi dell’Officina del Remo Pegoretti, vicina alla famosa e storica “Villa al Vento”.

Nuotando si avviavano a larghe bracciate in direzione del ponte di ferro per Santo Lazzaro, quindi il tratto a piedi proprio sotto il ponte, per poi rimettersi nuovamente in acqua, nella grande forra sotto la casa Leimer dell’omonimo bar e negozio di coloniali. A forti bracciate si procedeva così verso la zona dello “Zambel” e la diga di San Giorgio, superando le prime cascatelle delle rogge negli ex rifugi dell’ultima guerra e poi nuovamente in acqua verso la diga, passando però sotto il caratteristico ponte sospeso sulle funi e arrivando così proprio ai piedi della diga di San Giorgio.

Lo storico “ponte sospeso” che c’era allo Zambel

Sul ponte aereo

4.Tutte queste esibizioni nautiche erano seguite a vista e a debita distanza dai soliti appassionati, insieme a numerosi stormi di ragazzini festanti. Logicamente ad ogni arrivo di tappa e ad ogni ripresa e ripartenza in acqua, scattavano anche gli applausi per questo o quel campioncino provetto nuotatore.

I veri campioni, il Fernando era sempre tra questi, passato un momento di pausa e di relax, ripartivano facendo tutto il percorso all’indietro. Salivano sul ponte aereo sospeso sulle funi (un simpatico e caratteristico manufatto che precorreva di anni le avventure di Indiana Jones) che aveva quasi sempre qualche asse mancante nel pavimento di fondo, poi dal bordo di questo si rituffavano in acqua tra le schiume e lo scrosciare vorticoso delle onde e dei loro spruzzi e zampilli spettacolari, proseguendo così la strada verso il ponte di ferro di piazza Loreto e poi giù verso quello della statale del Brennero, rifacendo così lo stesso percorso e programma dell’andata.

Lungo il nostro mare

5.Veramente bei tempi quelli, veramente belli e coinvolgenti da tutti i lavisani doc, sulle rive del “Mare Nostrum”, ovvero dell’Avisio di casa nostra, indimenticabile per chi allora era bambino e seguiva anche queste bellissime avventure nostrane e con le passeggiate famigliari al seguito.

La riconquista, per così dire, del torrente è poi ripartita anche nei nostri giorni, dopo i grossi lavori di sistemazione delle sponde e degli accessi eseguiti da “Mamma Provincia” a partire dagli anni ’80 e con una miriade di imprese piccole e grandi impegnate nell’operazione “Acque Chiare”.

Sono poi ritornate anche le passeggiate, ma non erano però più come quelle di una volta, basta vedere nei fine settimana e non solo nei giorni festivi, quanta gente circolava ancora indisturbata, nonostante i divieti di accesso all’intera zona intorno e lungo il torrente e nella zona verso lo Zambel.

Sognando il “parco fluviale”

6.Tante ancora le famiglie, perlopiù dislocate verso il ponte San Giovanni Bosco (impegnate anche in grigliate programmate) e nella zona dell’ex Campo Sportivo spazzato via dall’alluvione del 1951. Parecchi i ragazzi e i ragazzini e numerose anche le coppie e le coppiette di fidanzati e “fidanzatini” che passeggiano tranquillamente prendendosi il sole vicino al refrigerio dello scorrere indisturbato dell’acqua.

Oggi però queste coppiette dell’ultima ora sono senza la “scorta” dei genitori di una volta, la loro scorta odierna è il cellulare, consultato, visionato, ascoltato e riascoltato durante tutta la passeggiata, che non è più mano nella mano come una volta – dato che le mani sono occupate dai telefonini – si vede che i tempi sono proprio cambiati per tutti…

E si va così avanti, nonostante tutto e tutti, pensando anche ad un futuro e promesso (da oltre un decennio) “Parco Fluviale” proprio nei paraggi dell’Avisio, dal ponte della nazionale SS12 fino al ponte di ferro per Santo Lazzaro. Così le problematiche migliorative dell’intera zona bagnata dal torrente di casa arriveranno sicuramente ad una degna conclusione, così era stato anche annunciato!

Dopo le passeggiate di una volta, per il nostro Avisio-Mare Nostrum forse si sperano e si preannunciano così i tempi migliori, sicuramente… nell’attesa però ci rimane pur sempre l’ultima chance, quella del ritornello della canzone di Lucio Battisti che potrà rasserenarci gli animi: …«acqua azzurra, acqua chiara, con le mani posso finalmente bere…»!

Giornalista, scrive per "Vita Trentina". Per decenni è stato il corrispondente da Lavis per "L'Adige". Memoria storica e appassionato di cinema, ha lavorato come tuttofare per il Comune di Lavis fino alla pensione. Scrive per "Il Mulo" dopo essere stato una delle colonne del giornale digitale "La Rotaliana".

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