Le Giornate Fai di Primavera quest’anno a Trento hanno proposto un percorso legato alla nota vicenda del Simonino ripercorrendo i luoghi che ne tramandano la memoria
Trento. Nel corso dei secoli sono sorte a Trento tre cappelle volte a onorare la memoria di Simonino, il presunto martire da Trento che fino al 1965 si pensava fosse stato ucciso dagli ebrei mediante un omicidio rituale.
Palazzo Salvadori
La prima, sorta del luogo del presunto martirio, si trova in quello che ora è conosciuto come Palazzo Salvadori, edificato dagli omonimi baroni sul luogo in cui sorgeva il quartiere ebraico della città. La cappella è stata ricavata modificando la precedente sinagoga, di cui ancora oggi sono riconoscibili alcuni tratti quali il matroneo, il luogo da cui le donne potevano prendere parte all’ufficio religioso.
Attualmente sconsacrata, la cappella presenta un soffitto affrescato rappresentante in centro la figura del piccolo Simone trionfante attorniato dagli angeli che lo trasportano su una nuvola, mentre attorno al dipinto centrale, nelle volte, prendono vita le ultime scene di vita del piccolo. Il tutto è accompagnato da elaborati stucchi. Su un lato si può ancora notare la presenza di un altare in marmo, spogliato però della sua pala, attualmente conservata presso Palazzo Trentini. Tale luogo è attualmente di proprietà privata e raramente viene aperto ai visitatori.

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo
Una seconda cappella si trova in un altro luogo cardine della vicenda: l’attuale chiesa dei Santi Pietro e Paolo, dove il corpo di Simone è stato trasportato subito dopo il ritrovamento per eseguirne l’autopsia e vi è rimasto fino al 1965, anno della cosiddetta “Svolta del Simonino”, quando le reliquie del bambino sono state spostate e sepolte in un luogo noto solamente a poche persone.
La cappella, che presenta una struttura autonoma rispetto al resto della chiesa, è stata successivamente depotenziata di tutta la simbologia sacra volta a adorare il bambino ed è attualmente chiusa al pubblico.
Palazzo Bortolazzi
Vi è infine una cappella a lui dedicata sul luogo dove si trovava la sua casa natale, presso l’antica via del Fossato, ora conosciuta come via del Simonino. Tale luogo di culto, così come si presenta oggi risale al XVIII secolo ed è stato fortemente voluto dalla famiglia Bortolazzi, proprietaria dell’omonimo palazzo che lo ospita.

Nel 2018 è stato donato al FAI il quale, assieme alla fondazione Pezcoller che ha ricevuto in eredità il resto dell’edificio, ha avviato importanti lavori di restauro volti a conservare gli affreschi presenti sul soffitto. Ad accogliere i fedeli in questo piccolo luogo di culto sopra l’altare vi è una statua di Simonino trionfante mentre regge nella mano destra una bandiera e nella sinistra uno scudo contenente alcuni fra i presunti oggetti del suo martirio. Alzando lo sguardo i visitatori si trovano a contemplare un affresco raffigurante l’uccisione del bambino da parte degli ebrei, riconoscibili grazie ad alcuni tratti, quali il naso adunco, la barba incolta e il copricapo che nel corso della storia dell’arte sono diventati dei topoi a loro associati.
Un elemento molto interessante è la cupoletta sopra l’altare, sulla quale sono raffigurate le colonne di un tempio poste in una prospettiva che vede il rosone centrale come punto di fuga. Gli affreschi sono stati datati tra il 1740 e il 1750 e pare siano riconducibili al pittore Romani grazie a diverse analogie riscontrate con i dipinti dei piani superiori, i quali siamo certi che siano opera sua.
Una volta terminati i restauri il FAI ha espresso la volontà di rendere fruibile ai visitatori questo piccolo tesoro, progettando due aperture in settimana e una serie di laboratori didattici per le scuole, affinché anche gli studenti conoscano la vicenda e riflettano sul pericolo che anche un semplice pregiudizio può comportare per le altre persone.
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