1921-2021 Il Centenario del Milite Ignoto

Tra gli aneddoti legati alla storia del Milite Ignoto c’è anche quello di Ferruccio Stefenelli di Mezzolombardo che scortò la salma nel suo viaggio da Aquileia a Roma

Mezzolombardo. Il 4 novembre 2021 l’Italia celebra il centenario della traslazione del Milite Ignoto nel Sacello dell’Altare della Patria. Si tratta di una ricorrenza solenne alla quale sono state dedicate una serie di attività, con la presenza delle massime cariche dello Stato.

La storia del Milite Ignoto


Al termine del primo conflitto mondiale diverse Nazioni che vi avevano partecipato decisero di rendere onore ai loro caduti; così fra gli altri fecero la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. In Italia il Generale Douhet lanciò l’idea accolta dal Parlamento di rendere la massima onorificenza a un “Soldato Sconosciuto” per impedire che venisse dimenticato l’ideale e il sacrificio dei soldati caduti.

Su vari fronti di guerra furono individuate undici salme di soldati senza nome. Dieci sarebbero state sepolte ad Aquileia ed una all’Altare della Patria. I fronti da cui provenivano i corpi dei Soldati erano: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele e Castagnevizza.

Il 28 ottobre 1921 ad Aquileia la scelta della salma fu affidata a Maria Bergamas, madre del volontario Antonio, morto in guerra e disperso, sottotenente di fanteria, irredento, che aveva disertato per arruolarsi nell’esercito italiano e cadde a monte Cimon il 18 giugno 1916. La bara scelta iniziò il viaggio sulla linea ferroviaria che toccò Venezia, Bologna, Firenze e Roma. Un treno che a velocità moderatissima passava di stazione in stazione dando l’opportunità alla popolazione di onorare il caduto simbolo. Una folla immensa accorse durante il viaggio a rendere omaggio al caduto ignoto.

Lo storico Luciano Zani dell’Università di Roma in una sua intervista concessa al giornale “L’Avvenire” ben sintetizza il valore di questo momento di storia e memoria:

Fu un giorno necessario. La prima guerra mondiale è stata una guerra di massa che ha prodotto una morte di massa e, di conseguenza, un lutto di massa in milioni di famiglie, le cui coscienze sono state marchiate da un dolore. A questo dolore era necessario dare una risposta e uno sfogo, una ragione e un senso. Il lutto di massa ha generato il culto di massa dei soldati caduti, comune a tutti i paesi coinvolti nella guerra. La sacralizzazione della nazione ha accompagnato la guerra e provato a giustificare i sacrifici fatti per la patria. Quel giorno, e i giorni successivi fino al 4 novembre, sono stati un rito collettivo, preparato e pianificato con cura, ma anche spontaneo e partecipato da centinaia di migliaia di italiani, che resero onore alla bara contenente i resti del milite ignoto, scelto da Maria Bergamas tra undici salme, a nome di tutte le madri e le vedove d’Italia. La scelta di un soldato senza nome, tra i milioni di caduti e dispersi senza nome, fu l’idea che consentì di conciliare il rispetto dell’individualità di ogni singolo soldato e l’impossibilità di restituirla a ognuno di loro.

L’alpino di Mezzolombardo che accompagnò il Milite Ignoto


Fra le iniziative poste in atto segnaliamo quella del Gruppo delle Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia, in collaborazione con l’ANCI Associazione Nazionale Comuni Italiani, che ha sostenuto il progetto “Milite Ignoto, Cittadino d’Italia” per il conferimento della cittadinanza onoraria da parte di tutti i Comuni italiani.

Molti comuni italiani hanno aderito all’iniziativa di concedere la cittadinanza onoraria al Milite Ignoto con il fine di rammentare ai giovani il sacrificio dei caduti divenga necessità della pace e non esaltazione della guerra.

Fra questi anche quello di Mezzolombardo che ha anche un motivo in più per farlo. Infatti fra i militari che ebbero l’onore di accompagnare il feretro del Milite Ignoto alla tumulazione all’Altare della Patria, vi era l’alpino Ferruccio Stefenelli classe 1898, superstite del conflitto mondiale ed originario del capoluogo rotaliano. Il padre Giuseppe e il nonno Francesco infatti, risiedevano a Mezzolombardo e facevano parte di una nota e storica famiglia del paese. La madre Maria era la sorella di Guglielmo Ranzi, l’ideatore del monumento a Dante a Trento. Lui, Ferruccio, si arruolò giovanissimo come volontario nell’esercito italiano e con il grado di sottotenente venne assegnato al battaglione Moncenisio del 3° Reggimento Alpini, impiegato sulla prima linea del fronte italo-austriaco. Partecipò a numerose e pericolose azioni che gli valsero ben tre medaglie nominative al Valor Militare: nel giugno 1917 una medaglia d’argento sull’Ortigara, in novembre sul monte Tomba quella di bronzo, e il 16 dicembre quella d’oro a Col Caprile, conferita con regio decreto 9 agosto 1919. Al termine della guerra intraprese la carriera diplomatica e divenne console e poi ambasciatore italiano in Tunisia, in Cina dove fu anche Podestà di Tientsin, a Sidney, a Saigon, in Ghana.

E nell’anno di celebrazioni dantesche conviene concludere ricordando i versi del poeta nazionale contenuti nel canto quarto dell’Inferno della Divina Commedia

[…] L’ombra sua torna, ch’era dipartita […]

riportate sul carro funebre ferroviario che trasportava la salma a Roma; parole pronunciate da una delle quattro ombre che Dante vide venire incontro a loro, dalle sembianze né tristi né liete, e che con la speranza che il segno di attenzione concesso all’evento possa portare ai giovani il recupero di quello spirito nazionale provato dalle sofferenze patite durante la prima guerra mondiale e l’impegno a far sì che ciò non accada più.

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