
Erano anni di grande progresso economico. Ma festeggiare la festa dei lavoratori era un atto rivoluzionario, che poteva dividere le persone all’interno dello stesso paese

LAVIS. «…quest’anno si ebbe la completa astensione dal lavoro di tutti i muratori e manovali, ai quali s’aggiunsero numerosi artigiani…».
E quanto si legge in un vecchio articolo pubblicato sul giornale socialista “il Popolo”, al tempo diretto da Cesare Battisti. La frase fa riferimento ai festeggiamenti del primo maggio a Lavis, festa dei lavoratori, del 1909.
Lo sviluppo economico
Siamo all’alba del Novecento e, come scritto molte volte da noi del ilMulo.it, in quel periodo Lavis visse una fase caratterizzata da un significativo sviluppo urbanistico, demografico e culturale.
L’arrivo del XX secolo, infatti, portò nei cuori di molti una ventata di positività. Negli anni precedenti allo scoppio della Grande Guerra il Trentino visse un periodo di sviluppo economico grazie alla realizzazione di nuove infrastrutture. Nel caso di Lavis ricordiamo le scuole Don Grazioli, l’asilo infantile, il panificio comunale in Piazza Loreto, l’Albergo Nicolodi-Mosaner, l’asilo di Pressano e la stessa Trento-Malé. Lo sviluppo edilizio fu salutato con favore dalla stampa socialista di Cesare Battisti, con articoli e speciali finalizzati a sostenere e tutelare la classe operaia.
Il primo maggio
Nel 1909, nel bel mezzo di questo sviluppo economico, quando Benito Mussolini era a Trento per diffondere il verbo socialista, anche la gente di Lavis festeggiò il primo maggio. Luogo dell’incontro fu la piazza del Leone (attuale piazza Cesare Battisti).
Il 3 maggio il giornale Il Popolo riportò la cronaca dei festeggiamenti di Lavis in un articolo dal titolo “I maggio a Lavis: Piccole guerricciole – Il concerto in piazza”.
Ecco quanto si legge sul Popolo del 3 maggio 1909:
E invece?
Invece quest’anno si ebbe la completa astensione dal lavoro di tutti i muratori e manovali, ai quali s’aggiunsero numerosi artigiani.
Alla sera, poi, alle ore 8.30, nella piazzetta del Leone, accorsero ad assistere alla conferenza del dottor Battisti tutta intiera la popolazione: contadini, operai, borghesi. Sui poggioli attigui c’erano decine e decine di donne. La piazza era illuminata con palloncini veneziani. Presiedeva il compagno Ciro Marchi.
La conferenza del dottor Battisti sul significato del Primo Maggio fu applauditissima. Specialmente la sua critica all’opera del clericalismo che vuole ribadire al popolo le catene del servaggio e dell’ignoranza, fu seguita con vivo interessamento.
Non merita neppure d’esser accennato, perché finì nel nulla, l’incidente sollevato da un clericale che si mise a gridare.
A comizio finito si cantò fra vivo entusiasmo l’Inno dei lavoratori».Il Popolo
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