Quando fare il pane era un’arte e a saperlo fare erano in pochi

Un curioso episodio di guerra che ha come protagonista Mario Sosi, capostipite della nota famiglia di panificatori

Lavis. Durante una mia ricerca nell’archivio storico comunale di Lavis, finalizzata alla pubblicazione del libro “Eroi Dimenticati”, mi sono imbattuto in un documento particolare.

Nel faldone dei documenti dell’anno 1916 ha attirato la mia attenzione la copia di una lettera, scritta in tedesco, che l’allora sindaco di Lavis aveva inviato al Comando del 1° Reggimento Kaiserjäger.
Quello che mi è saltato all’occhio era il nome riportato su questo documento: Mario Sosi.

Al momento la mia ricerca era concentrata su altro, così ho fatto una copia della lettera e poi l’ho messa da parte per continuare il mio lavoro. Qualche tempo dopo il documento mi è tornato tra le mani è così l’ho tradotto. Sono rimasto sorpreso perché la lettera parlava di un certo Sosi che di mestiere faceva il panettiere.

La richiesta del sindaco datata 1916


Nel documento viene indicato l’anno, il 1916, ma non la data precisa. Sulla base delle ricerche fatte in seguito è possibile ipotizzare che fosse stata scritta in maggio.

Ecco la traduzione letterale:

All K. u. K
Comando del 1° Reggimento dei
Kaiserjäger Tirolesi
Squadra – Operai – Reparto n. 201

Posta di campo N°336

Il Comune di Nefes (Lavis) prega l’alto comando di Reggimento per la gentile concessione di un prolungamento delle ferie almeno per tre settimane per l’ Unterjäger titolare Zugsfhürer Sosi Mario che si trova già in ferie fino al giorno 11 del mese, per i seguenti motivi:
Il nominato è di professione panettiere e siccome il panettiere comunale Paul Bacher è momentaneamente nello stato di riposo, ammalato di “gastruismo”, è da supporre, che presumibilmente le prossime tre settimane non potrà riprendere il lavoro.
Al suo posto intanto il primo nominato Sosi è stato assunto e questo per evitare la chiusura del panificio.
Viene aggiunto, che a causa della guerra non vengono trovati in questa zona panettieri versati (con esperienza).
La sospensione del lavoro del panificio di questa zona avrebbe di conseguenza, che circa 3600 abitanti devono rimanere senza pane.
Il Sindaco

L’arte di fare il pane non è un mestiere semplice e richiede passione e competenza. L’utilizzo del lievito naturale, l’impasto preparato la sera e lasciato lievitare tutta la notte e la cottura al mattino sono azioni che non potevano essere lasciate all’improvvisazione, soprattutto nella gestione di un panificio comunale che doveva garantire l’alimento base alla popolazione di un paese come Lavis.

Soldati addetti ai trasporti

La guerra di Mario Sosi


Il 24 maggio del 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria e Lavis divenne un importante centro logistico nelle retrovie austriache sul fronte Italiano.
Già nel 1914 quasi tutti gli uomini validi erano stati mandati sul fronte russo. Con l’entrata in guerra dell’Italia l’imperatore Francesco Giuseppe, per poter concorrere alla difesa del nuovo fronte che si era creato, dovette reclutare tutte le classi degli uomini rimasti dai 18 fino ai 50 anni. Per questi ultimi, in avanti con gli anni non adatti come truppa combattente, erano state create delle unità denominate “Mannschaft Arbeiter Abteilung” cioè “Reparti di lavoro”. Questi uomini erano addetti a scavare trincee e caverne, a posizionare reticolati e cavalli di frisia, a preparare piazzole per i cannoni, o si occupavano del trasporto delle munizioni, dei materiali, dei feriti e altro.

Mario Sosi di Lavis di professione faceva il panettiere. Venne richiamato militare anche lui. Essendo nato nel 1865, allo scoppio della guerra aveva 50 anni ed era stato arruolato come Kaiserjäger nel 1° Reggimento proprio in una di queste unità di lavoro, la N° 201. Il Sosi aveva poi anche doti organizzative per cui venne avanzato al grado di sergente (Zugsführer) comandante di squadra.

Nel maggio 1916 Mario Sosi si trovava al fronte già da un anno. La lettera del sindaco di Lavis venne inviata all’indirizzo del suo reparto, cioè posta da campo (feldpost) numero 336. Logicamente per motivi di sicurezza non veniva indicata la località dove l’unità operava, ma un semplice numero; e da questo numero le poste militari sapevano a chi indirizzare le lettere.

Grazie a questo numero di feldpost è stato possibile individuare il posto in cui Mario Sosi aveva operato come soldato. Si trattava della zona delle montagne dell’alto Isonzo, nella 5 Armata o Isonzo Armee. Si trovava ad operare quindi proprio sotto i colpi dei cannoni italiani. Immaginiamo con quale felicità avrà accolto la richiesta del sindaco di Lavis.

Soldati al fronte

Mario e le origini del Panificio Sosi

Il Comando del 1° Regg. Kais. Jag. nel giro di posta concesse il prolungamento della licenza per un mese, che poi venne successivamente e continuamente prolungata, tanto che Mario Sosi rimase a fare il pane fino alla fine della guerra, cioè il 3 novembre 1918.

Non sappiamo per quanto Mario Sosi continuò la sua attività nel panificio comunale di Lavis dopo la guerra. Sappiamo però che venne a mancare nel 1923 e che tramandò la sua arte ai figli.
Proprio nel 1923 il figlio Giulio aprì con i fratelli un piccolo panificio a conduzione familiare a Trento. Oltre alla passione per il pane Giulio aveva anche uno spiccato spirito imprenditoriale e tra il 1924 e il 1930 aprì altri negozi nel capoluogo trentino. L’attività passò quindi al figlio Giuliano che proseguì nel solco tracciato dal padre e dal nonno. Ora una nuova generazione è alla guida di questa storica realtà trentina. I fratelli Stefano e Giulia Sosi continuano una bella storia nata agli inizi del secolo scorso.

Luigi Sosi

Collezionista e appassionato di storia locale. È autore di alcuni libri sulle vicende belliche della prima guerra mondiale.

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