Le Madonnine miracolose

Alcune storie di soldati e fede durante la prima guerra mondiale

Lavis. Negli anni difficili della Prima Guerra Mondiale molto spesso la differenza tra la vita e la morte era una questione di attimi. Non c’era spazio per l’azione e solo il caso o un angelo custode decideva la tua sorte. Oggi vogliamo raccontarvi la storia di due soldati lavisani che uscirono indenni dalle atrocità della guerra e che riconobbero in questo un vero e proprio miracolo della Madonna che da tempi remoti veglia sulla Comunità Lavisana.


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Il cannoncino di Giovanni Devigili nella neve della Presena

Giovanni Devigili


Giovanni Devigili, abitante al maso Toldin, classe 1895, nel 1915, al compimento del ventesimo anno d’età, venne arruolato nell’esercito austro-ungarico e assegnato al 14º Reggimento di artiglieria da montagna. In un primo momento fu inviato sul fronte rumeno. Nel 1916 venne trasferito sul fronte italiano del Pasubio e verso la fine del 1917 passò al settore dell’Adamello.

Dall’ottobre di quell’anno lo troviamo con il suo pezzo d’artiglieria nell’alta Val Presena, tra la cima Busazza e il gruppo dei Monticelli. Il suo incarico consisteva soprattutto nel contrastare gli attacchi degli alpini italiani diretti alla conca Presena, al passo Paradiso, ai Monticelli e alla stessa cima Presena. Il 7 febbraio 1918 fu decorato con la medaglia d’argento di seconda classe per un atto di valore.

Durante un breve periodo di riposo nel paese di Vermiglio, Devigili fu sorpreso da un violento bombardamento italiano che colpì duramente l’abitato, causando morti e feriti e danneggiando anche la chiesa e un capitello dedicato alla Madonna. Una granata centrò in pieno l’edificio sacro e Giovanni vide la statua della Madonna venire scagliata fuori, finendo la sua corsa a pochi centimetri da lui, completamente intatta. Considerandosi miracolato, la raccolse e la portò con sé nello zaino fino alla fine della guerra e poi a casa.

La mattina del 3 novembre 1918 i suoi superiori lo sciolsero dal giuramento e insieme a un commilitone di Pilcante iniziò il lungo cammino verso casa. Attraversarono a piedi tutta la Val di Sole e poi la Val di Non, muovendosi nelle prime ore del mattino o in tarda serata per evitare le strade principali, dove rischiavano di essere catturati come prigionieri dalle truppe italiane che avanzavano verso Trento. Giunti alla Rocchetta trovarono un posto di blocco italiano e furono costretti a deviare passando da Sporminore, Fai della Paganella per scendere dalla val Manara fino a Zambana. Giovanni riuscì ad arrivare al maso Toldin, a Pressano, dopo una settimana di viaggio.

Profondamente grato alla Madonna, che riteneva lo avesse protetto dai numerosi bombardamenti subiti nella sua postazione — dove erano caduti e rimasti feriti molti suoi compagni — Giovanni fece il voto di costruire un capitello per la statua della Madonna proprio davanti al suo maso.

La promessa fu mantenuta qualche anno più tardi e ancora oggi nel capitello è possibile vedere la statua della Madonna raccolta da Giovanni.

Il capitello costruito davanti al maso

Renzo Donati


Renzo Donati, classe 1887, era una delle rarissime persone che all’epoca possedeva una patente di guida. Arruolato nel maggio del 1915 anche lui nell’esercito austro-ungarico, venne subito assegnato al 124º Autoparco di Trento.

Il suo incarico principale consisteva nel trasporto dei soldati da Calliano e Folgaria verso il fronte delle Vezzene, oltre che nel rifornimento di munizioni lungo tutta quella linea, dal forte Verle a quello di Luserna. Era lui, con il suo camion, a garantire l’approvvigionamento sia dei due forti sia delle trincee avanzate. Si trattava di una mansione estremamente pericolosa poiché i convogli erano spesso presi di mira dai bombardamenti italiani. Renzo cercava quindi di viaggiare all’alba o a tarda sera, quando il tiro dell’artiglieria si faceva meno intenso e i bersagli erano meno visibili.

Munizioni e materiali venivano prelevati dai depositi delle teleferiche provenienti da Caldonazzo e Lavarone, per poi essere trasportati nelle immediate vicinanze del fronte.

Lungo il tragitto che Renzo era solito fare, al bordo della strada del Meanador, vicino a un tornate, sorgeva un capitello con un bassorilievo della Madonna. Ogni volta che passava di lì Renzo si fermava a recitare una preghiera. Un giorno, rientrando dal servizio, trovò il capitello completamente distrutto da un bombardamento. Era rimasto solo un cumulo di macerie. Con un misto di sconforto e tristezza Renzo cominciò a rovistare tra quelle rovine e con sua grande sorpresa vide spuntare, ancora, intatto, il bassorilievo della Madonna. Lo recuperò, lo caricò sul camion e lo custodì fino al termine della guerra. Durante i suoi viaggi, il suo pensiero era costantemente rivolto a quella protezione che sentiva di ricevere.

Anche a guerra finita Renzo non volle separarsi da quell’immagine sacra che gli aveva dato coraggio e protezione e decise di portarla con se a casa sua a Lavis.

Il bassorilievo della Madonna recuperato da Renzo Donati

Collezionista e appassionato di storia locale, è stato decorato con la croce nera del Tirolo È autore di alcuni libri sulle vicende belliche della prima guerra mondiale.

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