Lavis piange Romano Donati, testimone di una comunità

Aveva 96 anni. Emigrato in Australia nel Dopoguerra, visse da vicino le Olimpiadi di Melbourne del 1956 e, tornato in paese, fu protagonista del volontariato e della vita associativa lavisana, contribuendo a custodire la memoria collettiva della borgata

In questi giorni, dal 6 marzo del 2026, i componenti della redazione de ilMulo.it, il direttivo e i soci dell’Associazione Culturale Lavisana, piangono la morte di Romano Donati, di 96 anni, ed esprimono la vicinanza al figlio Daniele, ideatore di questo stesso giornale. Ma soprattutto Romano rappresenta una parte della storia di Lavis, a cui era fortemente legato, e dell’associazione che edita il giornale. C’è un insegnamento che in paese si trasmette fra le generazioni: il culto per il volontariato, il mettersi a disposizione per gli altri, per costruire così un senso di comunità.

A Lavis, come altrove, tutto questo nasce dalla voglia di ripartire del Dopoguerra: da una generazione che ha messo i pilastri per qualcosa di nuovo. Per le figure che sono tanto attive nel tessuto sociale di un paese la storia si confonde: parli di loro e parli anche del passato. In filigrana rivedi un tempo che magari neanche hai vissuto. È a questo che servono i ricordi. È a questo che servono gli esempi. Ed è a questo che servono le storie.

In Australia


Una fra le più importanti Romano Donati l’aveva raccontata, tramite il figlio Daniele, anche sul nostro giornale, e ha particolarmente senso rileggerla in suo ricordo, proprio in questi giorni in cui si parla tanto di Olimpiadi. Negli anni Cinquanta dovette lasciare Lavis e partire per l’Australia, su una delle rotte più seguite dai trentini in cerca di fortuna nel Dopoguerra. È una seconda ondata di emigrazione, più recente rispetto a quella di metà Ottocento, e per certi versi meno significativa dal punto di vista numerico.

Eppure, nelle grandi città come Sidney o Melbourne, si intrecciano vicende umane che hanno lasciato traccia ancora oggi. Romano raggiunse il campo di Bonegilla, nel nord-est del Victoria. Aperto nel 1947 e attivo fino agli anni Settanta vicino alla città di Wodonga, in passato era una base militare dell’esercito australiano, costruita durante la Seconda guerra mondiale.

In quegli anni passarono da Bonegilla oltre 300 mila migranti, provenienti inizialmente soprattutto dall’Europa centrale e orientale e, negli anni successivi, anche dall’Italia, dalla Grecia, dalla Jugoslavia e da altri Paesi del Mediterraneo. Dopo giorni, talvolta settimane, di viaggio in nave verso l’Australia, i nuovi arrivati venivano ospitati nel campo per un breve periodo: qui ricevevano le prime indicazioni sulla vita nel Paese, venivano sottoposti a controlli sanitari e spesso assegnati a lavori o destinazioni nelle diverse regioni australiane. Romano Donati si stabilì poi a Melbourne.


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Le Olimpiadi


Ed è proprio lì che, quasi per caso, visse un’esperienza straordinaria durante le Olimpiadi del 1956, 70 anni fa. Sapendo che una sua compaesana, la schermitrice Cristiana Bortolotti, sarebbe arrivata con la squadra italiana, Romano andò all’aeroporto per salutarla. Non la trovò, perché si era infortunata poco prima della partenza, ma in compenso incontrò uno degli atleti appena sbarcati: il campione del lancio del disco Adolfo Consolini. Scoperto che anche lui era del Nord Italia, Consolini lo invitò a seguire il pullman della squadra fino al villaggio olimpico.

Grazie a quell’incontro fortuito Romano riuscì così a entrare nel villaggio olimpico e a passare diversi giorni accanto agli atleti italiani. Tra allenamenti e gare ebbe l’occasione di incontrare grandi campioni dell’epoca, come il mezzofondista sovietico Vladimir Kuts o il leggendario portiere Lev Jašin.

Un episodio che ricordava sempre con affetto riguardava Jesse Owens, il campione delle Olimpiadi di Berlino del 1936. Una sera, mentre assisteva al decathlon con Consolini, Romano iniziò a battere i denti per il freddo. Owens, accorgendosene, gli prestò il suo cappotto: un gesto semplice che Romano non dimenticò mai.

Ma il ricordo più forte rimase quello della vittoria olimpica del ciclista Ercole Baldini. Al momento della premiazione, quando il tricolore venne issato sopra il podio, l’inno di Mameli non partì per un problema tecnico. Gli italiani presenti iniziarono allora a cantarlo a voce, e dopo le prime note si unì anche lo stesso Baldini. «È stata la più bella premiazione che abbia mai visto», raccontava Romano.

L’alluvione del 1966


Romano Donati tornò poi nel paese natale alla fine degli anni Cinquanta, legando strettamente il nome suo e della famiglia a Lavis. Casa Donati si trova ancora oggi nel cuore di via Clementi e per anni la famiglia ha gestito un negozio di alimentari, fino alla fine degli anni Settanta, nella bottega dove poi si trasferì Arturo Paoli.

Ma Donati è stato lungamente attivo nelle associazioni della borgata, nella pro loco, nella sezione locale della Lega Pasi Battisti (i donatori di sangue) e appunto nel Circolo Cine Fotoamatori di Lavis, da cui nacque poi l’Associazione Culturale Lavisana (la realtà che fra le altre cose edita ilMulo). Donati fu fra i fondatori e le anime del comitato dedicato ad Aldo Stainer, storico medico condotto del paese. Dal 1978, ogni anno assegna le borse di studio agli alunni più meritevoli della scuola media.

Donati è stato anche fra i testimoni diretti dell’alluvione che nel 1966, sessant’anni fa, sconvolse anche Lavis. In un diario raccontò quei giorni, contribuendo a costruirne la memoria anche a distanza di tempo: «L’Avisio è gonfio come non l’ho mai visto. Porta verso la foce alberi interi, l’acqua è colore cioccolato e si sente un nauseante odore di terra lavorata. Gli orti di San Lazzaro non esistono più e l’acqua ha ormai raggiunto il condotto di destra. Al ponte San Giovanni Bosco l’acqua copre ormai tutte le pile e scorre con una velocità vertiginosa».

L’addio


Il funerale sarà celebrato a Lavis lunedì 9 marzo alle ore 14.30 nella chiesa parrocchiale. Il Rosario sarà recitato domenica 8 marzo alle 20, sempre nella chiesa di Lavis

Romano Donati lascia i figli Daniele con Valentina, Lorenzo con Manuela, gli amati nipoti Linda, Sara e Leonardo, oltre a tutti gli altri parenti. La camera ardente è allestita alla camera mortuaria del cimitero di Lavis.

Giornalista professionista, laureato in storia, ideatore e direttore de ilMulo.it. Ha lavorato a Roma nella redazione del quotidiano Domani, di cui è stato caposervizio. Ha scritto per il Trentino, il Fatto Quotidiano e laStampa.it. È stato direttore dell'Associazione Culturale Lavisana. (Scrivi una mail)