La “pila” di Lavis, segno della coltivazione di orzo

Un antico manufatto che testimonia la presenza di un mulino per la lavorazione dell’orzo

Lavis. Nella piccola aiuola antistante la biblioteca di Lavis è possibile notare un particolare parallelepipedo in pietra con un foro tondo al centro. Questa pietra aveva un utilizzo particolare ma anche la storia del suo ritrovamento è singolare.

Negli anni ’80 del secolo scorso il Comune di Lavis aveva espropriato un piccolo fondo che si trovava fra il muro di confine dell’ex macello, ora biblioteca, la roggia ora interrata, la locanda Endrizzi e la via Carlo Sette, per creare dei nuovi parcheggi. Questo terreno era per gran parte coltivato ad orto ma sul lato della roggia, verso via Filzi c’era anche una casetta, molto antica. Ultimamente questo edificio era stato adibito a pollaio, stalla e deposito agricolo, ma in passato è probabile che avesse un’altra funzione.

Proprietaria del fondo era la famiglia Zippel che l’aveva dato in usufruito alla famiglia Zanolli. Per poter procedere alla costruzione del parcheggio il Comune aveva quindi dovuto abbattere la casetta. Proprio durante il lavoro di demolizione gli operai si sono trovati davanti questo particolare blocco di pietra.

Il manufatto ritrovato è in pietra rossa proveniente delle cave di Trento. La parte superiore è un quadrato che misura 65 x 65 cm. mentre il blocco è alto circa 75 cm. La facciate superiore ha un foro centrale con un diametro di 24 cm. e una profondità di circa 40 cm. Viste le dimensioni e sentito quanto riportato dagli operai che l’hanno ritrovato il peso dovrebbe essere di un paio di quintali. La lavorazione per ottenere questo manufatto dal blocco originale di marmo è molto antica ed è stata eseguita con molta cura dagli scalpellini di allora.

Ma di che cosa si tratta?

Mappa catastale Theresiana di Lavis della fine del 1700

La “pila” per la lavorazione dell’orzo


Questo blocco di pietra è il corpo principale della cosiddetta “pila”. Si tratta di un’antica macchina che era azionata dalla forza dell’acqua dove veniva messo l’orzo per essere decorticato, cioè per togliere la buccia esterna e renderlo così più facilmente commestibile. La pietra lavorata ha due intagli a coda di rondine sui fianchi dove era inserito una castello in legno, al centro del quale era posto un pistone anch’esso in legno che era azionato da un sistema idraulico. Nel caso della pila di Lavis il pistone veniva mosso su e giù dal movimento della ruota azionata dall’acqua che scorreva nella canale vicino.

Osservando la mappa catastale Theresiana di Lavis della fine del 1700 possiamo notare che, in azzurro segnato col numero 3440, è indicato un tratto della roggia principale che attraversava il paese (nel particolare della mappa è segnato il tratto che costeggia l’attuale via Filzi). Proprio nel punto dove si trovava la casetta demolita, segnata con il n° 236, viene indicato un canale che si stacca della roggia principale e che passa attraverso il fondo, sotto il tetto della casetta, per poi proseguire e andare a confluire nella seconda roggia principale in basso.

Non abbiamo informazioni precise su che cosa fosse questa casetta e quando venne costruita. Molto probabilmente la sua edificazione può risalire al diciassettesimo secolo. Da una foto aerea degli anni ’30 del secolo scorso è possibile notare le varie travature che formavano la parete verso la roggia deviata, il ponte sulla roggia che portava direttamente alla casetta e altri particolari propri di un opificio antico.

Dagli studi storici sappiamo che nella povera economia di sussistenza del Trentino dei secoli scorsi la coltivazione dell’orzo era molto diffusa e anche a Lavis i contadini coltivavano questo cereale povero ma molto versatile. La presenza di un canale di deviazione e il ritrovamento della grossa pila fanno quindi presupporre che la casetta fosse proprio un mulino per la lavorazione dell’orzo segno anche che la produzione locale dovesse essere anche di una certa rilevanza per uscire dai confini domestici.

Foto aerea eseguita negli anni ’30 del secolo scorso

Leggi anche – Le rogge di Lavis a metà Ottocento


 

Collezionista e appassionato di storia locale, è stato decorato con la croce nera del Tirolo È autore di alcuni libri sulle vicende belliche della prima guerra mondiale.

Forse ti può interessare anche: