Venerdì 5 dicembre torna a Lavis la tradizionale sfilata dedicata al Santo dei doni
Lavis. Le tradizioni locali rappresentano il collante privilegiato delle comunità, soprattutto dei paesi, dove ogni ricorrenza è l’occasione per incontrarsi, fare festa, ricordare il passato e trasmettere il vissuto ai più giovani. La sfilata di San Nicolò è la prima di una lunga serie di occasioni di ritrovo e folklore del lungo periodo natalizio che in molti paesi del Trentino anticipa l’arrivo di un’altra santa portatrice di doni: Santa Lucia.
Le origini della sfilata a Lavis
A Lavis la tradizione dell’arrivo di San Nicolò fu mantenuta per molto tempo, fino agli inizi degli anni ‘60, quando fu sospesa. Nelle parole di alcuni anziani del paese c’è il ricordo, nella mattinata del 6 dicembre, della visita di San Nicolò all’asilo infantile e dei piccoli doni lasciati ai bambini richiamandoli a comportarsi sempre bene.
Alcuni anni fa in un suo articolo sul notiziario comunale “Lavis Notizie”, Giovanni Rossi ha raccontato dell’arrivo dei doni di San Nicolò in tempo di guerra, il 6 dicembre 1944, sul Pristòl, pubblicando una foto scattata da Bepi Fontana davanti al primo vicolo del Pristòl. Giovanni raccontava: «In paese vi erano molti soldati, e si decise di festeggiare San Nicolò al Rifugio antiaereo, invece che all’Asilo delle Canossiane.
La signora Carmela Merlo, proprietaria del Bazar di Via Roma, per molti anni è stata l’artefice dell’iniziativa, tenuta da lei in vita a cominciare dagli anni ’30 e fino al 1961. A lei il compito di raccontare ai bambini alcuni episodi della vita del santo, onorato poi con la canzoncina: “San Nicolò da Bari, la festa dei scolari, la festa dei putei, tuti i sona i campanei”. Si continuava poi distribuendo qualche regalino, mandarini, mele e qualche carruba. Carmela Merlo impersonò per anni San Nicolò, ma soltanto per L’Asilo Infantile. Per le sfilate di San Nicolò dell’Oratorio e in giro per il paese, era compito della Filo “La Vetta” organizzare l’evento. Dagli anni ’60 però, la sfilata di San Nicolò non si è più svolta.»
Dal 2011 l’Associazione Culturale Lavisana, in collaborazione con la Pro Loco, ha ripreso la tradizione di far sfilare San Nicolò, accompagnato anche dai Krampus. Il pomeriggio del 5 dicembre il centro storico del paese viene invaso dai bambini nell’attesa di ricevere qualche sacchetto di caramelle.

Le sfilate negli altri paesi della Piana Rotaliana
Anche in altri paesi della Piana Rotaliana all’imbrunire del 5 dicembre si svolgono le sfilate di San Nicolò organizzate dalle associazioni locali con la partecipazione di tante famiglie con bambini. A Roverè della Luna in piazza Unità d’Italia si svolge l’evento “Aspettando San Nicolò”, che si conclude con la castagnata organizzata dal gruppo Alpini del paese. A Mezzocorona la sfilata dei bandoni e delle lanterne parte da Piazza San Gottardo e giunge nella piazza della chiesa con l’arrivo di San Nicolò in carrozza e la distribuzione di dolci, tè e cioccolata calda, evento organizzato dal Circolo culturale “Il Melograno”. A San Michele all’Adige la sfilata dei bandoni parte da Grumo, davanti alla scuola elementare e raggiunge l’Oratorio a San Michele. I bambini che lo desiderano possono preparare una letterina per San Nicolò che verrà raccolta durante la serata. L’arrivo del Santo si svolge grazie alla collaborazione dei volontari della Pro Loco e dell’associazione “La Formica”.
A Mezzolombardo originariamente solo i ragazzi trascinavano i serpentoni di barattoli di latta, i “bandoni”, legati tra loro da un filo di ferro. Alcuni tiravano le pesanti “strozeghe” mentre altri le percuotevano con dei bastoni provocando un chiasso assordante. In alcuni racconti risalenti ai primi anni del 1900 viene riportata l’usanza di partecipare alla “strozega” con i campanacci delle mucche, per produrre ancora più frastuono. Negli anni Sessanta anche le ragazzine cominciarono a partecipare alle faticose quanto divertenti corse con il trascinamento delle strozeghe di bandoni.
La sfilata odierna, organizzata dalla Pro Loco e dagli Alpini del paese, parte dal Capitello dedicato al Santo in via Trento. Sulla targa accanto all’edicola di San Nicolò vi è il racconto della costruzione dei tre manufatti del capitello e della lunga tradizione legata alla devozione al Santo. Sotto il timpano del capitello si legge: “Nicolò Vescovo santo, proteggi ogni bambino sotto il tuo manto”.
Altro esempio di devozione del paese di Mezzolombardo a San Nicolò è la presenza della pala d’altare nella chiesa cimiteriale di San Pietro. L’ipotesi è che la tela, datata 1570, si trovasse un tempo sull’altare dedicato ai santi Nicolò Vescovo confessore e Andrea apostolo, come documenta l’atto di consacrazione della chiesa di San Pietro del 1558. Il dipinto, opera di pittori trentini, rappresenta al centro San Nicola di Bari e ai due lati la Vergine Maria e l’angelo Gabriele che le annuncia il concepimento di Gesù ad opera di Dio.

E in val di Cembra
Una menzione particolare va al paese di Ville di Giovo, la cui chiesa parrocchiale è dedicata a San Nicolò, che da qualche mese è entrata a far parte della Comunità parrocchiale di Lavis, assieme a Pressano, Sorni, Zambana, Verla, Ceola e Palù. Nella lunetta del portale della chiesa è ritratto San Nicolò, opera di Marco Bertoldi del 1940, invece all’interno della chiesa è presente la pala d’altare di San Nicola da Bari benedicente, opera del 1884 di Josef Mayer.
A Ville, all’imbrunire del 5 dicembre, si svolge “La chiamata”, durante la quale i bambini si ritrovano in piazza e girando per le vie, fanno rumore con campanelli oppure con file di barattoli tirati lungo le vie. Gli abitanti del paese regalano dolciumi lanciandoli anche dai balconi o dalle finestre. Successivamente vengono premiate le varie tipologie di “strozeghe”: quella più lunga, la più creativa e così via. Il 6 dicembre, giornata di festa patronale, ci si ritrova in chiesa, dove si fa memoria degli episodi della vita del Santo. Poi si esce sul piazzale e un uomo vestito da San Nicolò, che parte da una strada isolata di campagna, raggiunge i bambini che intanto gli vanno incontro. Nel teatro avviene la distribuzione dei sacchetti e la consumazione di torte, castagne e vin brulè, grazie alla collaborazione dei volontari, degli Alpini e dell’associazione Tuttoville. Una curiosità: San Nicolò è impersonato da uno dei neo papà dell’anno.
L’augurio per tutti è quindi di partecipare alla sfilata o strozega più vicina per cominciare a vivere il periodo più magico dell’anno.
Leggi anche – “Sona tuti i campanei”. La storia di San Nicolò e la tradizione che a Lavis rischiava di essere perduta
La lunga storia di San Nicolò a Mezzolombardo (2 di 2) – I doni e la devozione

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