La storia della chiesetta di Santa Teresa del Bambin Gesù a Lavis

Spesso accade che dietro a un luogo ci siano storie, ricordi, sentimenti ed emozioni. La chiesetta di Santa Teresa a Lavis è uno di questi posti

Lavis. Il primo ottobre la Chiesa festeggia Santa Teresa del Bambin Gesù (Teresa di Lisieux), patrona dei missionari e di Francia.

Teresa era una suora carmelitana francese vissuta alla fine del 1800 che dedicò tutta la propria esistenza al perseguimento della santità e del sacrificio e che morì ad appena ventiquattro anni. Fu proclamata santa nel 1925. Nel 1997, centenario della sua morte, fu proclamata Dottore della Chiesa durante il pontificato di Giovanni Paolo II, terza donna, a quella data, a ricevere tale titolo dopo Caterina da Siena e Teresa d’Avila.

La chiesetta di Santa Teresa del Bambin Gesù a Lavis


I mesi di maggio e ottobre sono appuntamenti fissi per la recita del rosario nella chiesetta dedicata a Santa Teresa a Lavis. Ricordo questi momenti fin dall’infanzia, quando il rione della zona ovest di Lavis, sotto la stazione della ferrovia Trento-Malè (“al de là del tram” ), si riuniva per la preghiera. Si faceva a gara ad arrivare primi per chiedere a Elda o al sacerdote di poter suonare la campana. Finita la celebrazione ci si fermava a giocare, soprattutto nelle serate di maggio.

La chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù venne eretta per particolare devozione di don Celestino Brigà, allora parroco di Lavis.
L’area su cui è stato costruito l’edificio sacro, posta all’incrocio tra via del Carmine e via Paganella e già occupata da un’edicola in cui era custodito un crocifisso, fu messa a disposizione gratuitamente da Giuseppe Degasperi.

Il progetto del piccolo tempio fu redatto da Scipio Azzolini e il cantiere venne solennemente inaugurato il 24 marzo 1929 con la benedizione della prima pietra. L’8 novembre 1929 arrivò da Bergamo la pala d’altare con l’immagine di Santa Teresa, opera della pittrice bergamasca Corsiera Sacchi Cavallina, che, ricordo, anche da bambina trovavo splendida.

Dal Giornale della Val Brembana, domenica 22 dicembre 1929


…Per una tela raffigurante la Santa di Lisieux, che deve servire come pala d’altare d’una nuova chiesa di Lavis, i giornali di Trento scrivono: è giunta in questi giorni la nuova pala, opera della sig.ra Corsiera Sacchi Cavallina di Bergamo. Scende la santa giovinetta di Lisieux in abito di carmelitana una scala che si perde nella luce dell’alto. La sua figura sorvola leggera i gradini e s’avanza spargendo colla destra le rose simboliche che essa toglie da un fascio che sostiene colla sinistra e avvolge delicatamente alla Croce. Il suo sguardo scende soave a consolare i cuori. Un nimbo di luce evanescente le circonda il corpo, e l’esile persona aggiunge maestà in bel manto bianco, che rende assai bene la morbidezza della lana e risalta il contrasto coll’ombra della veste e del velo. E’ un’opera degna che ha trovato ammirazione generale e che fa onore all’artista, di cui sono note altre belle creazioni di argomento sacro.

Abbiamo voluto riferire questi lusinghieri giudizi di giornali extra provinciali non solo a titolo di ben meritato elogio e giusta reclame, ma ancora e sopra tutto per vivo sentimento di ammirazione per tali opere e per congratularci con la distinta signora…

La custode della chiesa


Il 20 luglio 1930 la piccola chiesa fu inaugurata solennemente alla presenza di tutta la popolazione, delle autorità locali e della Banda Sociale

Da 36 anni la custode discreta della chiesetta è Elda Clauser (Trapasso). La storia della sua “nomina” a custode è particolarmente curiosa. Accadde che una sera padre Elia, dopo una celebrazione, si ricordò di aver lasciato le candele accese nella chiesetta. Diede allora le chiavi a Elda chiedendole di andare a controllare. Da quel giorno le chiavi sono sempre rimaste a Elda. Con passione e dedizione lei, con alcuni volontari, si è occupata fino ad oggi di questo luogo speciale che sembra avere un comune denominatore attraverso il tempo: le donne.

I primi lavori di restauro


Nel 1986 sorse un apposito comitato composto da Elda Trapasso, Remo Cova, Franco Gabos, Paolo Dorigatti e Giuseppe Antoniolli che si occupò di gestire e coordinare i lavori di restauro, finanziati grazie al denaro raccolto con una recita di beneficienza della filodrammatica Paganella.

Questo fabbricato non era considerato di pregio, perché “troppo recente” per essere un bene architettonico da tutelare, ma era un luogo importante di identificazione per i residenti del quartiere.
I lavori durarono fino al 1991 e riguardarono la sostituzione del tetto e il rinnovo degli intonaci interni e di quelli esterni, fortemente danneggiati dall’umidità.

L’interno si sviluppa a navata unica voltata a botte e presbiterio rialzato su un gradino e concluso da abside semicircolare. Il pavimento è in seminato alla veneziana.
Ricordo che in origine le pareti lisce presentavano dei tendaggi dipinti e sulla volta era rappresentato il cielo stellato, decorazioni ora non più presenti.

Due eventi particolari si possono ricordare: nel 1997 partì da qui la marcia missionaria decanale e l’ 8 dicembre 2007 si è celebrato il matrimonio di Eros e Silvia.
Se qualcuno avesse immagini o ricordi legati a questo luogo sarebbe bello che li condividesse.

I nuovi interventi


Da sempre la chiesetta si è autofinanziata. Fino ad oggi non sono mai state chieste sovvenzioni alla Parrocchia o ad altri enti pubblici per la manutenzione dell’edificio. Ogni acquisto o intervento è stato fatto grazie ai volontari e alle donazioni delle persone del rione, in particolare della famiglia Dorigatti.
Anche le pulizie sono sempre state fatte da volontari in occasione delle aperture di maggio e ottobre.

Ora la chiesetta necessita di opere urgenti di manutenzione. Purtroppo la veletta delle campane è danneggiata e i bambini che facevano a gara per suonare la campanella prima della corona non lo possono più fare. La porta andrebbe sostituita e permane da sempre un grosso problema di umidità.
Speriamo che la “divina provvidenza” e la sensibilità delle persone possa ancora una volta far fronte alle necessità per custodire questo bene comune.

Lavisana nostalgica veneziana, architetto di formazione, mamma e moglie per passione. Creativa a tempo pieno, impiegata part-time

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