«Non chiamatemi Greta». La ragazza altoatesina premiata da Mattarella per la sua battaglia per l’ambiente

Ariane è la vicepresidente di un’organizzazione che si batte contro il cambiamento climatico. Pianta alberi, organizza conferenze e parla con la stampa: «Mi ha sorpreso vedere tutte queste persone in piazza con i miei stessi ideali»

TRENTO. «Non mi sento la Greta italiana». Ariane Benedikter lo mette in chiaro subito: anche se è da quando ha nove anni che lotta per difendere il clima. Anche se, ora che di anni ne ha 18, fa conferenze in tutto il mondo. Anche se, per questo motivo, è stata premiata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lei e Greta Thunberg non sono paragonabili.

«Ovviamente apprezzo tutto quello che fa e il fatto che sia stata nominata per il premio nobel per la pace è positivo per tutti noi, anche se non dovesse vincerlo: è un riconoscimento per i giovani che vogliono agire per cambiare le cose. Però siamo diverse. Il suo atteggiamento è più duro, forse più forte dal punto di vista simbolico, il mio compito invece è mettere in moto le idee per cambiare le cose».

Chi è Ariane

Ariane vive a San Lorenzo di Sebato, un piccolo paese in provincia di Bolzano. A luglio farà la maturità al liceo linguistico, sezione musicale. Da 10 anni suona il flauto traverso, scrive poesie in italiano e in tedesco. Studia inglese, francese e latino.

Alle scuole elementari ha iniziato ad appassionarsi al clima, aderendo all’organizzazione “Plant for the planet” e diventandone poco dopo la vicepresidente. Ha tenuto conferenze, pubblicato saggi e organizzato corsi di formazione sui temi della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile. Per questo è stata premiata come “Alfiera della Repubblica” dal presidente Sergio Mattarella. Il suo sogno è di lavorare per un’organizzazione internazionale per continuare così la lotta per salvare il clima.

Giovani protagonisti

«Sono la prima a essere sorpresa vedendo tutti questi giovani che scendono in piazza per difendere l’ambiente. Forse stiamo imparando a lottare per le nostre idee e stiamo uscendo dal mondo virtuale spiega – Ho scoperto il cambiamento climatico e che la nostra generazione ne subirà le conseguenze. Ora non mi sento più sola. Qualcosa sta cambiando, i giovani stanno tornando protagonisti e questo è meraviglioso».

Giornalista professionista, laureato in storia, direttore responsabile del Mulo. Scrive per Il Fatto Quotidiano e per il Trentino, talvolta per laStampa.it. È direttore dell'Associazione Culturale Lavisana. (Scrivi una mail)

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