L’antica chiesa di San Giorgio a Giovo

Un piccolo gioiello che è possibile vedere passeggiando sulle Colline Avisiane

Giovo. Lungo le antiche vie di comunicazione che collegavano Lavis con Cavalese, attraverso la Val di Cembra, è possibile imbattersi in una piccola chiesetta recentemente restaurata. Si tratta dell’antica chiesa di San Giorgio che sorge sul comune di Giovo. L’edificio, per anni lasciato in stato di abbandono, è stato restaurato dalla Provincia nel 1984, con il consolidamento delle strutture murarie e il rifacimento dell’avvolto e del tetto in scandole.

Il primo documento che attesta l’esistenza di un toponimo dedicato a San Giorgio risale al 1244 mentre in un altro documento del 1309 viene indicata espressamente la presenza di una cappella dedicata a San Giorgio a Giovo.

Le origini


La chiesa molto probabilmente fu edificata su un precedente luogo di culto pagano vista la posizione su un terrazzo con una sorgente d’acqua nelle vicinanze e la presenza, a poche centinaia di metri, di alcune rocce lavorate a coppelle di epoca preistorica. Essendo fuori dai centri abitati è anche molto probabile che il primo edificio sia stato costruito per un voto. In passato infatti la chiesetta era oggetto di numerose processioni e celebrazioni sopratutto in momenti particolarmente difficili. A San Giorgio si chiedeva la protezione dei raccolti dalle intemperie e dalle infestazioni di insetti e animali nocivi.

I lasciti e le offerte per la piccola cappella dovevano essere numerosi e di notevole entità visto che nel 1464, l’amministratore della chiesa potè permettersi di acquistare alcuni terreni che garantirono rendite ulteriori alla chiesa di San Giorgio:

Ivi Cristoforo fu Cembrano da Verla, consenziente il fratello Lorenzo, vende a Leonardo fu Baldessare Piazza da Palù, della predetta pieve e contrada di Giovo, quale amministratore dei beni e rendite della chiesa di S. Giorgio, cappella della pieve di Giovo, questi appezzamenti:
1  Un prato con bosco attiguo situato presso Verla nel luogo in campo del Pradarze…
2 Un vigneto con bosco attiguo posto a Verla nel luogo soto Camp…
Prezzo pagato: 25 lire di Marano sborsate all’istante

Proprio in quegli anni l’edificio venne anche ampliato e sistemato secondo le forme gotiche attuali da maestranze tedesche che lavorarono anche nella chiesa di San Felice a Pressano e nella costruzione del campanile della chiesa di Sant’Udalrico a Lavis. Secondo gli studi di Padre Remo Stenico l’attuale chiesa venne consacrata nel 1486.

Gli interni


La chiesa, in perfetto stile gotico, in origine era dotata anche di un piccolo campanile in legno, ora perduto. Su questo era posta la campanella con la scritta “Thomas Zwelfer in Bozen hat mich gegossen” e la raffigurazione di un vescovo, di Sant’Antonio da Padova e di San Giuseppe circondati dalla scritta “Sancta Maria ora pro nobis, anno 1684”. Questa campanella è ora custodita nella chiesa di Palù.

Dagli atti visitali sappiamo anche che all’interno della chiesa erano presenti due altari: il maggiore, dedicato a San Giorgio, era nell’abside, mentre nella nicchia a destra c’era quello dedicato alla Madonna con la relativa statua. Le cronache riportano che nella chiesa c’era anche una statua dedicata a Sant’Urbano, protettore dei vignaioli, posta di fronte all’altare della Madonna.

Sulla parete di destra era dipinta un’Ultima Cena, che però purtroppo con con la rovina della chiesa è andata quasi completamente distrutta. Oggi è possibile riconoscere solo qualche frammento del dipinto e le croci di consacrazione.

Dopo i lavori di ristrutturazione la chiesa è stata dotata di banchi, provenienti dalla chiesa di San Giovanni Nepomuceno di Lavis e di due dipinti su legno che rappresentano la leggenda di San Giorgio che uccide il drago e un’Ultima Cena entrambe realizzate nel 2003 dall’artista lavisana Frida Mosca.

Le processioni


Come detto in precedenza la chiesa era oggetto di numerosi pellegrinaggi e processioni che coinvolgevano non solo i paesi di Giovo, ma anche le Comunità vicine. Esistono numerose testimonianze di queste processioni fatte alla chiesa di San Giorgio, alcune anche molto curiose.

Gli abitanti di Vigo Cortesano erano soliti recarsi in processione a San Giorgio il 23 aprile. La cosa particolare è che chi non riusciva a raggiungere la chiesa, visto che bisognava scendere a Lavis e risalire l’altra sponda dell’Avviso, poteva fermarsi sulle colline di Camparta per seguire la funzione:

I nostri si recavano a S. Giorgio ogni 23 aprile facendo una breve sosta alla Madonna di Loreto e alla curaziale di Lavis e molti che non potevano recarsi in processione ascoltavano la S. Messa dalle colline di Camparta avvertiti con segnali delle parti più importanti di essa. (Perugini, “Cronaca di Vigo e Cortesano”, 1908)

Anche le Comunità di Lavis e Pressano andavano in processione a San Giorgio, ogni lunedì di Pasqua. La predica era tenuta a turno, ogni anno dai preti di Lavis e Pressano. Questa tradizione però non durò a lungo e venne abbandonata perché:

quella che riesciva più di scandalo che di devozione

Infatti la processione era occasione, soprattutto per i giovani, di incontri ravvicinati lungo il percorso nei boschi. Questi momenti invece che essere dedicati alla preghiera venivano utilizzati dai giovani per raccontarsi qualche pettegolezzo ma anche per qualche approccio amoroso.

Gli eremiti


Un’altra particolarità legata alla chiesa di San Giorgio è che fu anche un eremo. Nel 1674 la Comunità di Giovo decise di acquistare una casetta e un castagneto nelle vicinanze per costruire un romitorio da affidare al venerabile Domenico Arnoldi di Denno.

Domenico Arnoldi fu il primo eremita documentato a San Giorgio. Dopo di lui a San Giorgio è attestata la presenza di vari eremiti fino al 1782. Tra questi è doveroso segnalare la figura di don Antonio Matteotti per un grave fatto di cronaca accaduto nella notte del 25 agosto 1734. Quella sera l’eremita, come era solito fare, aveva dato ospitalità a due viandanti che avevano chiesto un pasto e un rifugio per la notte. Non si trattava però di due pellegrini ma di furfanti che derubarono e uccisero don Antonio. Questo per fortuna è l’unico fatto di sangue segnalato a San Giorgio.

Gianbattista Ghezzi fu invece l’ultimo eremita di San Giorgio. Occupò l’eremo dal 1767 fino al 1782 quando l’imperatore Giuseppe II proibì la vita eremitica. Da allora l’eremo venne chiuso e la chiesa di San Giorgio non fu più frequentata quotidianamente dai fedeli e iniziò il suo lento abbandono e declino.

Declino e rinascita


Nel 1785 il governo austriaco diede anche l’ordine di svuotare tutte le chiesette votive delle loro suppellettili per finanziare l’ambizioso progetto di scolarizzazione voluto dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria. Le autorità locali arrivarono pure a chiedere al Comune di Giovo indicazioni sulle spese di manutenzione della piccola chiesa. La risposta del Comune fu molto diplomatica nella speranza di riuscire a tutelare l’edificio:

quella di S. Giorgio si è veramente inutile, essendo lontana da ogni abitazione e viene visitata col ivi cantarvi la S. Messa solo tre volte all’anno, essa però non è di alcuna spesa, essendo piccola e non tiene mobili di potersene prelevare, a riserva di una piccola campana. La spesa per la restaurazione dei coperti ed altre restaurazioni può al più ascendere a fiorini 2 annui, quali si ricava in circa, al tempo che viene visitata, in tante elemosina, e perciò per questa sia rimette a quanto verrà graziosamente ordinato dalla eccelsa superiorità o da chi ecc.

Ancora nel 1803 la popolazione di Palù chiese all’ufficio vicariale di Königsberg la possibilità di poter restaurare e riaprire la chiesetta di San Giorgio, ma il 14 marzo 1804 ottenne la lapidaria risposta:

Questo cesareo giudizio provinciale non ha trovato motivi sufficienti per appoggiare all’eccelso governo dell’Austria superiore la supplica del colonnello di Palù, colla quale implorava di rifabbricare e riaprire la chiesa di San Giorgio.

La piccola chiesa negli anni successivi, senza più opere di manutenzione, andò in rovina: crollarono le volte e parte dei muri perimetrali. Nel 1984 era poco più di un rudere quando, su progetto dell’architetto Maria Pia Martini, il Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento diede inizio ai lavori di ripristino.

La chiesa di San Giorgio venne completamente restaurata con il consolidamento della murature, il rifacimento degli avvolti dell’abside e la copertura con un tetto a due spioventi molto ripidi come è possibile vedere ancora oggi.

Fonti:

Andrea Brugnara, i luoghi dell’arte e della storia nel Comune di Lavis, Comune di Lavis, 2006;

Remo Stenico, S. Giorgio di Giovo: chiesetta votiva-eremitorio, località san Zorzi, 1984;

Nato a Trento nel 1972, laureato in Economia Politica all'Università degli studi di Trento. Impiegato commerciale è appassionato di economia e di storia. Attualmente è vicepresidente dell'Associazione Culturale Lavisana.

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