Con la visita istituzionale delle settimane scorse il Comune di Lavis ha voluto rimarcare la vicinanza e l’amicizia che lega le due comunità
Prijedor. Tra Lavis e Prijedor (città di circa 85.000 abitanti, nel nord della Bosnia Erzegovina) esiste un legame di amicizia e cooperazione da quasi trent’anni, da quando alcuni nostri concittadini partirono per aiutare quella comunità, così provata dal dramma umanitario derivato dal conflitto. Ricordiamo in particolare Elisabetta Vindimian e Paola De Manincor.
Prijedor è una città abitata da musulmani, croati e serbi, dove si alternano moschee, chiese cattoliche e chiese ortodosse. Nella primavera del 1992 la vita dei civili a Prijedor venne radicalmente trasformata: i cittadini non serbi furono obbligati a identificarsi appendendo un lenzuolo bianco al di fuori della loro casa e a legarsi una fascia dello stesso colore intorno al braccio per essere riconosciuti fuori dall’abitazione. Nei mesi che seguirono una violenta pulizia etnica fu messa in atto contro migliaia di persone tra musulmani e croati, che vennero detenute, torturate, uccise e stuprate. A più di trent’anni dal conflitto le sue conseguenze sono ancora visibili in città.
Da anni il Comune di Lavis è socio all’Associazione Progetto Prijedor (APP), che opera con impegno dal 1997 per promuovere prossimità e vicinanza: non si limita alla semplice realizzazione di progetti di cooperazione internazionale, per quanto condivisi, ma lavora a una relazione permanente fra comunità.

La visita del Comune di Lavis
Proprio per mantenere viva questa relazione a fine novembre l’APP ha organizzato una missione istituzionale a Prijedor, alla quale ho partecipato in qualità di Presidente del Consiglio assieme al Sindaco di Lavis Luca Paolazzi. Con noi il presidente dell’APP e nostro concittadino Ezio Pilati, diversi membri del direttivo, ma anche l’assessora del Comune di Trento Giulia Casonato con due funzionari dell’Ufficio inclusione sociale, adulti e disabilità (Davide Lasta e Nicola Pedergnana), e due consiglieri del Comune di Fiavè.
Abbiamo inaugurato il murales vincitore della 12^ edizione del concorso “Prijedor città dei murales – Premio internazionale Paola De Manincor”. La prima opera, “L’amicizia è canto e musica”, fu realizzata proprio da Paola De Manincor nel 1998, su un muro danneggiato dalla guerra, coinvolgendo i giovani locali. Le opere realizzate nell’ambito di questo progetto permettono di trasformare il grigiore post-bellico in arte pubblica e sono ora riconosciute come identificative della città di Prijedor in tutta la Bosnia e non solo.
Un altro appuntamento della missione è stata la visita al Centro Neven, centro diurno per soggetti con disabilità fisiche e cognitive. Qui l’APP e il nostro Comune hanno realizzato due serre, un pozzo (dedicato a Elisabetta Vindimian) e delle aiuole rialzate, per sostenere l’attività manuale e all’aperto degli utenti. Si tratta di un primo esempio di inclusione sociale di giovani adulti con disabilità, che rischiano di ritrovarsi loro malgrado reclusi in casa a causa di un sistema che prevede ancora le scuole speciali fino ai 18 anni e che non vede realtà istituzionali pensate per i maggiorenni.
Abbiamo visitato anche il centro servizi di Ljubija, in cui ogni giorno circa 40 persone trovano un pasto caldo, la possibilità di fare una doccia e avere un cambio d’abito, ma soprattutto uno spazio di dialogo e relazione. Qui la signora Carolina, che gestisce da sola il servizio, è parte integrante del sostegno offerto: ricevere un pasto caldo scalda il corpo, ma riceverlo accompagnato da un suo sorriso scalda l’anima!
Al rientro da questa mia prima esperienza a Prijedor, che è stata per me particolarmente significativa, credo che la comunità di Lavis possa essere orgogliosa di contribuire a questa relazione di cooperazione internazionale e di amicizia.

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