Un libro che ci insegna a capire i principali avvenimenti di questi ultimi anni attraverso una vasta produzione letteraria che viene spesso dimenticata
Siena. Azar Nafisi è una scrittrice statunitense-iraniana, forse molti di voi hanno letto o hanno sentito nominare la sua opera più famosa: Leggere Lolita a Teheran. È un libro che consiglio caldamente, ma oggi voglio scrivere di un saggio più recente e forse meno conosciuto, cioè Leggere pericolosamente.
Leggere pericolosamente è un saggio pubblicato nel 2022 e arrivato nelle librerie italiane nel 2024. All’interno dell’opera l’autrice scrive cinque lettere per il padre, Ahmad Nafisi, recentemente scomparso ma al quale continua a scrivere come faceva quando era in vita. Nelle epistole si legge chiaramente il bisogno di Nafisi di raccontare al padre gli eventi traumatici che globalmente abbiamo vissuto nel 2020, primo tra tutti l’isolamento forzato volto a prevenire la diffusione del Covid-19. L’autrice fa continui riferimenti ai tanti avvenimenti degli anni 2019-2020: le proteste in Iran, la pandemia, l’omicidio di George Floyd e le conseguenti manifestazioni del movimento Black Lives Matter; tuttavia, il suo obiettivo principale non è quello di raccontare e commentare questi avvenimenti, ma di riflettere sull’importanza di non cadere in dicotomie semplicistiche – giusto contro sbagliato, bene contro male – quando ci imbattiamo in tematiche complesse. Nafisi scrive:
Lo scopo di questo libro è coinvolgere la lettrice e il lettore e renderli parte attiva di fronte a domande quali: dinanzi all’assolutismo, come gestire i nostri moti di rabbia e frustrazione? Come combattere le menzogne, per sostituirle con la verità? Come opporci all’ingiustizia, evitando di lasciarci paralizzare da fantasie di vendetta? Come agire in modo giusto con chi è stato ingiusto verso di noi? Come comportarci con il nemico, senza arrenderci né diventare come lui?

Lettere e autori
La risposta che offre l’autrice a questa domanda così complessa è, come si intuisce dal titolo, leggere pericolosamente. Nafisi muove dall’osservazione che gli Stati totalitari prestano moltissima attenzione alla produzione dei loro poeti e dei loro scrittori «perseguitandoli, arrestandoli e perfino assassinandoli». Al contrario, sostiene, in America gli scrittori suscitano indifferenza, tanto che i lettori stanno abbandonando la letteratura impegnata per dedicarsi unicamente a quella che l’autrice definisce «di conforto». Però è proprio leggendo libri pericolosi, pericolosi perché complessi, che nutriamo la nostra mente della capacità di dubitare, interrogarsi e non accontentarsi delle risposte semplicistiche fornite dallo status quo.
Per questo motivo i temi centrali delle lettere al padre sono sempre affrontati attraverso la chiave di lettura di romanzi di autori e autrici che sono stati capaci di suscitare nell’autrice nuove prospettive in merito ad argomenti complessi quali guerre, razzismo, sessismo, superando, ad esempio, la dicotomia tra aggressori e vittime.
Non può allora sorprendere che uno degli autori protagonisti della prima lettera sia Ray Bradbury, autore del famosissimo romanzo fantascientifico e distopico Fahrenheit 451, nel quale i libri diventano materiale vietato e per questo ogni volume è destinato a essere bruciato dai “pompieri”: un apposito corpo deputato a questo incarico.
Nel corso delle lettere Nafisi nomina autori che offrono punti di vista e personaggi estremamente diversi tra loro, rappresentativa in tal senso è la terza lettera nella quale l’autrice propone nel giro di poche pagine lo scrittore israeliano David Grossman e il libanese Elias Khoury.
Bellissima a mio parere è anche la quarta lettera, nella quale Nafisi tratta la questione femminile. L’autrice, in quanto donna e docente universitaria in Iran durante la rivoluzione islamica dell’Ayatollah Khomeini, nell’epistola scrive delle emozioni che ha suscitato in lei la lettura del romanzo distopico di Margaret Atwood Il racconto dell’ancella. Parlando del libro con l’amica Shirin, anche lei iraniana, Azar Nafisi scrive:
Io non so come ho fatto a leggerlo» mi ha confidato Shirin. «Un libro pesantissimo. Il mondo che racconta è quello in cui vivo da quarant’anni, e non avevo nessuna voglia di riviverlo.
In Il racconto dell’ancella Margaret Atwood scrive della condizione femminile nella Repubblica di Gilead, una repubblica immaginaria collocata negli Stati Uniti in un futuro distopico ma che ricorda società basate sulla sottomissione femminile che nel corso della storia sono realmente esistite.
Nafisi sottolinea il forte parallelismo tra le caratteristiche della Repubblica di Gilead e della reale Repubblica islamica, ma pone l’accento anche sulla scelta, che ha lo scopo di un monito, di Atwood di collocare la sua repubblica immaginaria negli Stati Uniti.
Perché “Leggere pericolosamente”?
Leggere pericolosamente mi ha colpita per due motivi principali: il primo, evidentissimo, è l’enorme repertorio narrativo che Nafisi offre al lettore. L’autrice non si limita a spiegare perché è importante leggere pericolosamente, ma regala al lettore numerosi consigli di lettura che comprendono opere estremamente conosciute, come Il racconto dell’ancella, ma anche titoli che altrimenti molte persone difficilmente incontrerebbero nel corso della loro esperienza di lettori e lettrici.
Il secondo motivo è la lucidità con cui Azar Nafisi riflette su argomenti complicatissimi. Ogni tanto capita nel corso della vita di avere la fortuna di incontrare voci che sono capaci di riordinare i nostri pensieri. Spesso, soprattutto – purtroppo – negli ultimi anni, mi capita di trovarmi di fronte a situazioni tragiche difficili da incasellare nelle semplici categorie di “questo e giusto e questo è sbagliato” e allora tento di riflettere, di informarmi, di creare un’opinione critica degli eventi che accadono nel mondo. Quando lo faccio nella maggior parte dei casi l’opinione che si crea nella mia mente è paragonabile a un intreccio disordinato di cavi, un po’ come le luci di Natale quando sono rimaste un anno in una scatola in soffitta: funzionano perfettamente, ma prima di utilizzarle è necessario sciogliere i tanti nodi che si sono formati nel tempo.
A causa di questi nodi è difficile per me riordinare i cavi, cioè le mie idee, e metterle sull’albero di Natale, che in questa metafora un po’ improvvisata significa metterle in ordine per creare un discorso coerente e comprensibile. Le voci come quelle di Azar Nafisi sono in grado di sciogliere questi nodi come per magia. Leggendo Leggere pericolosamente ho avuto la sensazione che molti dei miei pensieri finalmente prendessero una forma ordinata perché qualcuno è stato in grado, parola dopo parola, di dare forma scritta a queste mie idee aggrovigliate.
Queste voci sono un dono raro che colpiscono come una folgorazione, prima di leggerle o sentirle c’è un nodo che sembra un intreccio di cento cavi e subito dopo davanti a me ho un filo ordinato pronto per essere messo sull’albero. Mi è capitato ogni tanto con i discorsi di alcuni miei professori universitari particolarmente illuminati, mi è capitato con certe interviste di Michela Murgia e mi è capitato, in questi giorni, leggendo le lettere di Azar Nafisi. Per questo dobbiamo impegnarci a leggere pericolosamente: per dialogare con autori e autrici capaci di sciogliere nodi e di crearne sempre di nuovi.
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