Il basket ai tempi del Covid e il desiderio di tornare in palestra

La difficile vita degli sport di contatto in un’epoca di distanziamenti e rigidi protocolli

Lavis. Tra le varie realtà toccate dall’emergenza che ci attanaglia ormai da un anno, sicuramente il mondo degli sport di contatto è stato travolto dall’ondata epidemica senza che fosse possibile gettare un’ancora di salvezza. Nella fattispecie il basket, sport di contatto che si gioca per giunta al chiuso, potrebbe fregiarsi del poco invidiabile record di disciplina più bastonata dell’intero panorama sportivo.

Ma nell’attesa di poter nuovamente calpestare il magico legno del Palavis ed accarezzarne le retine, il Paganella, così come buona parte del mondo del basket, ha deciso che il nemico si poteva combattere sia con il rispetto delle regole sia cercando di rendere meno forti quei nemici invisibili che si chiamano noia ed isolamento cercando di fare, semplicemente, il massimo che si potesse fare.

Una mano tesa ai nostri ragazzi


Il nostro obbiettivo non poteva più essere far divertire i ragazzi in campo, ma diventava dargli respiro in un mondo in cui un virus sta togliendo loro quella spensieratezza che deve essere tipica dell’età adolescenziale. Si parla sempre del fatto che lo sport debba avere un valore sociale e sicuramente questo è il momento giusto per rimboccarsi le maniche e dimostrare quali siano questi valori di cui ci facciamo portavoce.

In questo caso quindi a scendere in campo, in senso figurato, siamo stati noi staff del Paga, che oltre a preparare una serie di tabelle di allenamento specifiche per ciascun giocatore, da svolgere a casa nel pieno rispetto delle varie normative, abbiamo cercato di fornire anche un supporto morale ai nostri ragazzi. Anche con un semplice ma sincero “come stai?” che a volte vale più di mille esercizi di ballhandling.

In definitiva speriamo, con le nostre iniziative ed il nostro impegno, di aver portato uno spiraglio di luce nel buio invernale a chiunque ne avesse la necessità per i motivi più disparati, dalla semplice noia alla preoccupazione per i propri cari.

Sebbene sia probabile che il ritorno in campo non avvenga a breve, siamo convinti che i nostri team si siano rafforzati, forti appunto di una coesione e di uno spirito che nasce nelle difficoltà estreme e che sicuramente avrà delle ripercussioni positive in campo.

Un campo che aspetteremo con rispetto ma su cui non vediamo l’ora di tornare.

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