La processionaria del pino: ecco le cose da sapere e da fare

Con l’arrivo della bella stagione si ripresenta il problema della processionaria che richiede attenzione e interventi spesso drastici

Lavis. È sempre più frequente vedere sui pini quegli strani bozzoli bianchi che abbiano imparato a conoscere e temere. Si tratta della processionaria, un lepidottero che è presente da secoli nelle vallate del Trentino, sia nel fondovalle ma anche sui rilievi fino ai 1400 m di quota. I recenti cambiamenti climatici  ne hanno favorito una repentina diffusione negli ultimi anni.

Il ciclo vitale


La processionaria del pino, Traumatocampa pityocampa, è una specie termofila (amante del caldo) che si nutre delle foglie dei pini e altre conifere. Il suo nome deriva dalla caratteristica abitudine, quando è nello stato larvale, di muoversi sul terreno in fila, formando una sorta di processione. Questo lepidottero è un infestante molto aggressivo e distruttivo, che può portare alla defogliazione totale dell’albero che lo ospita ed essere molto pericoloso per uomini e animali domestici.

In estate gli esemplari adulti emergono dal suolo in forma di farfalla e danno inizio all’accoppiamento. Terminato l’accoppiamento le femmine cercano un luogo adatto alla deposizione delle uova, mentre i maschi muoiono. Ciascun esemplare femmina può deporre fino a 300 uova, che vengono disposte lungo gli aghi di pino. Trascorse circa 4 settimane, le uova si schiudono e danno origine alle fameliche larve che cominciano a nutrirsi degli aghi di pino e si muovono in gruppo, alla ricerca di nutrimento.

In autunno, quando le temperature diventano progressivamente più rigide, le processionarie formano un nido sericeo, nel quale affronteranno l’inverno. L’attività riprende in primavera, quando abbandonano la pianta ospite e in fila indiana si dirigono in processione verso un luogo adatto in cui interrarsi, a circa 15 cm di profondità. Qui i bruchi raggiungono la maturità trasformandosi in farfalle e chiudendo così il ciclo vitale.

I danni


La processionaria è estremamente dannosa quando si trova nello stato larvale. Questi bruchi nonostante le piccole dimensioni, hanno forti mandibole, che gli permettono di nutrirsi anche degli aghi di pino più robusti e in poco tempo possono defogliare interi rami mettendo a repentaglio la vita delle piante che li ospitano.

Inoltre il loro corpo è ricoperto di peli urticanti, che si disperdono molto facilmente e possono provocare reazioni epidermiche e allergiche sia agli umani sia agli animali domestici. Cani e gatti sono particolarmente esposti al pericolo della processionaria, perchè annusando il terreno potrebbero inavvertitamente inalare i peli urticanti di questo infestante. I problemi che ne derivano all’apparato digerente o respiratorio dell’animale potrebbero anche essere fatali.

Cosa fare?


La lotta contro la processionaria del pino è resa obbligatoria dal D.M. 30 ottobre 2007 “Disposizioni per la lotta obbligatoria contro la processionaria del pino Traumatocampa (Thaumetopoea) pityocampa (Den. et Schiff)”, nonché dalla deliberazione della Giunta provinciale n. 2874 del 14 dicembre 2007, con cui sono state approvate le “Modalità di intervento contro la Processionaria del pino” da adottare a cura dei proprietari o dei conduttori dei terreni in cui si trovano le piante infestate.

Il clima primaverile favorirà nei prossimi giorni l’inizio della migrazione delle larve di processionaria dai nidi verso il terreno, con il rischio per i passanti e gli animali domestici di venire in contatto con i peli urticanti liberati dai bruchi. È quindi particolarmente urgente provvedere all’immediata rimozione dei nidi da parte dei proprietari o conduttori dei terreni in cui si trovano le piante infestate, ricorrendo a operatori esperti o comunque effettuando l’intervento con le dovute precauzioni e protezioni del corpo, per evitare contatti che possono provocare irritazioni epidermiche, congiuntiviti, broncospasmi, reazioni allergiche.

I nidi asportati vanno distrutti con il fuoco. In alternativa è possibile disporre intorno al tronco delle piante degli appositi collari o speciali strisce adesive, reperibili in commercio, che catturano i bruchi al momento della loro discesa verso il terreno.

Si rammenta che alla mancata attuazione della lotta obbligatoria prevista dalle citate disposizioni nazionali e provinciali consegue l’applicazione di sanzioni. Per ulteriori informazioni, CLICCA QUI!

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