I duelli aerei di Matteo Fabbian e Frank Linke-Crawford nei cieli di Feltre

Dal diario di un sacerdote di Seren del Grappa il racconto della tragica fine del pilota italiano

Frank Linke-Crawford

Feltre. Dal novembre del 1917, dopo la rotta di Caporetto, il Feltrino, come gran parte del Veneto si trovò sotto il controllo dell’autorità austroungarica. Nel feltrino gli austro-ungarici adattarono il territorio alle proprie esigenze belliche con l’obiettivo di sfondare la linea del Monte Grappa dove, subito dopo Caporetto, il Regio Esercito italiano predispose, in poco tempo, una linea difensiva ben organizzata capace di bloccare ogni tentativo di sfondamento da parte dell’esercito nemico.

Già a partire dal 1916 esisteva nella piana di Feltre un campo di aviazione. Dall’aeroporto di Feltre, fra il 1916 e il 1917, i piloti italiani si alzavano in volo per missioni di perlustrazione, e non solo, sopra i cieli del Trentino, in modo particolare in Valsugana. Dal 1917 il campo di volo fu usato dagli austroungarici per le missioni aeree oltre la linea del Monte Grappa. Non mancarono, quindi, in questa zona del fronte, duelli aerei fra i piloti dei due eserciti. Molti furono i piloti che persero la vita. Fra questi ricordiamo Matteo Fabbian e Frank Linke-Crawford.

Campo aviazione di Feltre

I due assi del cielo


Frank Linke-Crawford (1893-1918) fu un asso dell’aviazione austro-ungarica con ben 27 vittorie. Sull’Isonzo si scontrò con Francesco Baracca, riuscendo a rientrare alla base. Ad agosto 1917 era diventato pilota da caccia, adottando come insegna personale un falcone di colore nero bordato di bianco dipinto sui fianchi della fusoliera degli aerei Albatros, che gli valse infine il soprannome di “Falco di Feltre”. Linke-Crawford impersonò la figura romantica e tragica del pilota da caccia di quel periodo. La sua squadriglia giunse a Feltre nel marzo 1918, rimanendovi sino alla fine della guerra. Linke-Crawford sarà abbattuto e ucciso il 31 luglio 1918 nei pressi di Guia, una frazione di Valdobbiadene. Il corpo fu seppellito a Pobersch, vicino Maribor ora in Slovenia, per poi essere infine riesumato e inumato nel cimitero di Salisburgo nel 1919.

Frank Linke-Crawforf il Falco di Feltre

Matteo Fabbian (1890-1917) è stato artigliere durante la Guerra di Libia nel 1911. Nel corso della Grande Guerra diventò pilota: nel settembre 1917 il suo primo volo di ricognizione sopra Cima Mandriolo (Valsugana) e sul Vezzena. Troverà la morte nel 1917 nei pressi di Cismon del Grappa.

Matteo Fabbian

La tragica fine del pilota italiano


Antonio Scopel, sacerdote a Seren del Grappa, il 16 dicembre del 1917 scriveva sul suo diario:

Dopo lunga e accanita lotta nella zona aerea del Roncon, un nostro aeroplano colpito da uno austriaco con bomba incendiaria, cade lentamente in fiamme, slittando verticalmente in aria, ed atterrando presso Caupo. Quando l’apparecchio giunse a terra, il motorista Fabbian Matteo di Borso, sergente maggiore, sta ancora appoggiato alla macchina mezzo carbonizzato ed agonizzato. L’altro aviatore, tenente Giannini Orazio di Pistoia, è precipitato poco prima dal medesimo velivolo sul greto dello Stizzon (…) rimanendo orribilmente sfracellato (…).

Se questi combattimenti all’altezza delle nubi, fossero delle finte manovre, offrirebbero uno spettacolo assai divertente, oltre che sensazionale. Ma poiché ad alcuno dei lottatori è spesso riserbata la sorte di Icaro, il ridere a quelle evoluzioni, a quelle mosse repentine, a quel rimbeccarsi crudele come fossero avvoltoi che voglio distruggersi a vicenda, e peggio quando la vittima precipita, dimostrerebbe animo poco delicato, come avveniva degli antichi romani che si compiacevano delle lotte cruente e mortali dei gladiatori del circo.

Il 17 dicembre vi fu il funerale dei due aviatori caduti in battaglia. Il cappellano, come si legge nel diario di Scopel, lodò i due piloti perché degni di ammirazione in quanto morirono compiendo il loro dovere. Si legge sempre nel diario:

Un ufficiale chiese ad alcune donne che piangevano: “Erano vostri parenti o conoscenti?” “No – risposero- ma sono italiani e questo ci basta”. Era la risposta  di tutto il popolo oppresso. Su quella tomba, circondata da altre austro-ungariche, furono tosto trapiantati dei fiori da persone pie che vi andavano spesso a pregare per gli eroi e per la Patria.


Leggi anche . La nascita dell’aviazione militare e le prime battaglie aeree nella Valle dell’Adige


Il feltrino nel novembre 1917 – in rosso i luoghi dei duelli aerei

Andrea Casna, iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige, albo pubblicisti, è laureato in storia e collabora con l'Associazione Forte Colle delle Benne. È stato vicepresidente dell'Associazione Culturale Lavisana e collabora come operatore didattico con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto.

Forse ti può interessare anche:

X