Grande storia culturale delle bevute. A Mezzolombardo una serata sull’archeologia del vino

MEZZOLOMBARDO. Quinto appuntamento questo giovedì 20 febbraio in Sala Spaur per le serate degli “Incontri del Giovedì” organizzate dall’Associazione Castelli del Trentino, con a tema la storia sociale del cibo e dell’alimentazione in Trentino.

Il titolo dell’intervento, che verrà tenuto da Franco Marzatico, responsabile della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia autonoma di Trento, nella terra del Teroldego non poteva risultare più invitante: Archeologia del vino …simposio e banchetto in Trentino nell’antichità.

Chi è Franco Marzatico?


Certo il relatore non abbisogna di molte parole di presentazione, poiché noto oltre che per il suo attuale incarico in Soprintendenza dal 2015, per il fatto che in precedenza è stato per 10 anni direttore del Castello del Buonconsiglio, oltre che docente e professore a contratto sia all’Università di Trento sia quella di Padova. La sua bibliografia è sterminata, in qualità di autore e curatore di dozzine di libri, cataloghi scientifici e mostre.

Da gennaio agli incarichi in essere, ha aggiunto quello prestigioso di nuovo referente italiano del sito UNESCO “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino” del quale fanno parte anche i siti archeologici di Fiavé e Ledro in Trentino; il Gruppo di Lavoro Italiano, riunitosi a Milano, lo ha nominato all’unanimità con la motivazione “possiede una lunga e documentata esperienza nella tutela, ricerca, conservazione e valorizzazione dei contesti palafitticoli trentini”.

Gli scavi in Trentino


Con la sua pluriennale conoscenza di scavi archeologici in Trentino, potrà illustrare con la bravura che gli è riconosciuta quanti materiali relativi al vino e all’alimentazione dell’antichità hanno restituito gli scavi in Trentino: ad esempio materiali particolari come i resti di griglie in ferro per mantenere i recipienti di cottura separati dal contatto diretto con il calore.

Ma anche grandi teglie antiaderenti, adatte alla cottura di pane o frittate, rinvenute in un complesso produttivo attivo tra il I ed il III secolo d.C. Ancora a Trento, il sito di piazza Verzeri. Oltre alle ostriche ha restituito un frammento di contenitore destinato a contenere del miele come suggerisce la scritta graffita mellis.

Bevute in comune


La dieta che prevaleva anche nel territorio trentino era quella mediterranea a base principalmente di cereali, frutta e verdura, oltre che ricca di sapori, spezie e piante aromatiche; il pasto consueto era a base di farine e legumi soprattutto miglio (e lenticchie e una varietà locale di frumento.

Se questa è la dieta del banchetto, ben più intrigante risulta il simposio (dal greco syn pìno “bevo assieme”) con il chiaro significato di “bevuta in comune”, che nell’antichità classica contrassegnava la convivialità che seguiva il pasto. Il vino, quale prodotto del frutto della vitis vinifera sativa pianta originaria del Mediterraneo e del Vicino Oriente e portata in Italia alcuni secoli avanti Cristo dai Focesi fondatori dei famosi emporion focei in Occidente, si tramutava da semplice prodotto alimentare a merce di scambio e di componente principale a riti di culto religioso.

Un percorso culturale


Come scrive Marzatico in un suo noto saggio:

“…il vino è il protagonista centrale nei contesti sociali “ritualizzati” del banchetto e del simposio, come pure in sacrifici e offerte in senso religioso, in direzione di entità sovrannaturali…”

E l’homo bibens contrassegna le forme di convivialità del mondo antico ma anche di quello attuale in un percorso culturale che va oltre l’aspetto enogastronomico coinvolgendo occasioni di cerimonie civili, religiose, militari e diplomatiche.
Nella terra del Teroldego, vitigno e omonimo vino che gli studiosi dicono abbia un forte legame genetico con lo Syrah giunto dal Medio Oriente sino a noi attraverso gli empori focesi di Adria e Spina, il tema non può non accendere curiosità e interesse.

La situla di Cembra


Non si può non parlare per una disamina della “archeologia del vino” nel Trentino della antichità della ben nota Situla di Cembra”, trovata nel 1828 da Simone Nicolodi sul Doss Caslir di Cembra che ora si trova al museo del Buonconsiglio di Trento. La situla è interamente in bronzo ha la forma di un secchio che si stringe verso il basso e s’allarga verso l’alto e per gli studiosi doveva servire come recipiente che conteneva il vino da offrire agli Dei, nelle cerimonie religiose.

Da studi storici e archeologi si può affermare che la forma di questa situla è quella della scuola dei Reti e degli Euganei che loro stessi avevano appreso dagli Etruschi. La situla costituisce dunque il simbolo di un territorio che da millenni si dedica alla viticoltura, assieme ai reperti della civiltà dei Reti identificati come creatori della cultura retica FritzensSanzeno sviluppatasi nella seconda età del Ferro, che accoglie presso le popolazioni alpine di questa stirpe una “cultura del vino” assimilata con tutta probabilità dalle relazioni intercorse con l’Etruria padana.


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Di cibo e Reti si parlò già in una serata del novembre 2015 alla presentazione della tesi di laurea di Cesare Job, il cui relatore era, manco a dirlo il professor Marzatico.

Ricordiamo infine che l’incontro, così come gli altri organizzati dall’Associazione Castelli del Trentino, può essere fatto valere ai fini dell‘aggiornamento dei docenti della scuola trentina nei confronti dell‘IPRASE; è sufficiente iscriversi direttamente in sala prima dell’inizio della serata. (b.k.)

20feb20:30Archeologia del vino. Simposio e banchetto in Trentino nell'antichitàalle 20.30 - sala Spaur – Mezzolombardo

Da oltre trent'anni l'Associazione Castelli del Trentino è attiva nell'ambito culturale provinciale soprattutto attraverso pubblicazioni, convegni e cicli di conferenze sotto il titolo di "Gli Incontri del Giovedì". Tutte le sue attività sono libere e gratuite.

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