Lavis dedicherà una via a Santa Giuseppina Bakhita

La decisione in un recente Consiglio comunale: il nome sarà dato a quel tratto di strada che va da via Matteotti al piazzale delle suore canossiane

LAVIS. Presto il Comune di Lavis dedicherà una via a Santa Giuseppina Bakhita. La proposta fatta dalla Commissione Toponomastica è stata recentemente approvata dal Consiglio Comunale che ha deciso di intitolare il passaggio di collegamento fra via Matteotti e il piazzale delle Suore Canossiane alla suora sudanese che in due occasioni soggiornò proprio a Lavis.

Una schiava di nome Bakhita

1.Poco si sa dell’infanzia di Santa Bakhita se non che nacque attorno al 1869 in un piccolo villaggio della regione del Darfur in Sudan. All’età di sette anni fu rapita, imprigionata e minacciata da mercanti di schiavi.

In quegli anni il mercato degli schiavi era ancora molto fiorente nonostante le maggiori potenze europee e gli stessi Stati Uniti avessero emanato diverse leggi per porre un freno a questo ignobile commercio. Erano soprattutto bambini e giovani donne le vittime della tratta. Una sorella della giovane Bakhita era stata rapita qualche anno prima e di lei non si seppe più nulla.

Sola e spaventata per il trauma subito, la bambina si chiuse nel silenzio e dimenticò il suo stesso nome. Furono i suoi rapitori a darle il nome di Bakhita che, in sfregio alla sua situazione, in arabo significa “fortunata”.

Con il diplomatico italiano

2.La giovane Bakhita fu comprata e venduta più volte, venne torturata e conobbe umiliazioni e sofferenze. A Khartum, capitale del Sudan, venne comperata da un agente consolare italiano residente in quella città, Callisto Legnani, con il proposito di renderle la libertà.

Questo diplomatico aveva già comprato bambini schiavi per restituirli alle loro famiglie e l’intenzione era di fare lo stesso con la giovane Bakhita. Tuttavia il vuoto di memoria della bambina, il suo viaggio travagliato e la situazione politica del paese non permisero di rintracciare il villaggio di origine e i genitori della giovane che visse serenamente due anni con la famiglia del diplomatico.

Nel 1884 il diplomatico, come tutti gli altri europei che vivevano nella capitale, fu costretto a fuggire a causa dell’avanzata dei ribelli madhisti. I fuggitivi raggiunsero il porto di Suakin sul Mar Rosso e da lì si imbarcarono alla volta di Genova. Fra i fuggitivi c’era anche un amico del console, Augusto Michieli, a cui fu affidata Bakhita.

Verso la libertà

3.La giovane lavorò al servizio della famiglia Michieli come bambinaia della loro figlia a Mirano, in Veneto. In questa casa ebbe modo di conoscere il loro fattore, Illuminato Checchini, cattolico, promotore e fondatore di casse rurali e di associazioni mutualistiche e amico di don Giuseppe Sarto, futuro Papa Pio X.

Fu Illuminato Checchini ad avvicinare Bakhita alla fede cristiana. Quando la famiglia Michieli decise di tornare in Sudan, a Suakin, dove i coniugi possedevano un albergo, lasciarono temporaneamente la giovane Bakhita e la loro figlia all’Istituto dei Catecumeni a Venezia, gestito dalle suore Canossiane.

Svolte tutte le pratiche burocratiche per il ritorno in Sudan di tutta la famiglia, la signora Michieli tornò in Italia per prendere Bakhita e la figlia ma la giovane sudanese chiese con coraggio e fermezza di restare con le suore Canossiane. La signora Michieli provò in tutti i modi a farla partire con loro, arrivò ad appellarsi al Procuratore del Re e al Patriarca di Venezia invocando diritti sulla sua persona. Entrambi gli interpellati fecero presente alla signora Michieli che in Italia non erano riconosciute le leggi di schiavitù e il 29 novembre 1889 Bakhita fu dichiarata ufficialmente libera.

“Madre Moreta”

4.Il 9 gennaio 1890 Bakhita venne battezzata con il nome di Giuseppina Margherita Fortunata. Nello stesso giorno ricevette la sua Prima Comunione e fu cresimata. All’istituto delle suore Canossiane maturò la sua vocazione religiosa e il 7 dicembre del 1893 entrò nel noviziato. L’8 dicembre del 1896 pronunciò i primi voti religiosi.

Nel 1902 fu trasferita a Schio dove prestò servizio come cuoca, sacrestana e aiuto infermiera nel corso della prima guerra mondiale, e infine come portinaia. Gli abitanti di Schio presero in simpatia questa insolita suora di colore che aveva modi gentili, una voce calma e il volto sempre sorridente e la ribattezzarono con il nome di “Madre Moreta”.

Su richiesta della superiora generale dell’ordine, Bakhita venne intervistata e la sua storia venne pubblicata nel 1931 nel libro “Storia Meravigliosa”.

palazzo Maffei

Bakhita a Lavis

5.Bakhita divenne così famosa in tutta Italia e insieme a una suora missionaria iniziò a girare l’Italia per portare la sua testimonianza. Timida di natura e in grado di parlare solo il dialetto veneto, Bakhita affrontò con decisione e determinazione anche questa prova.

Le tappe dei suoi viaggi la portarono nel 1937 e nel 1939 anche a Lavis, dove soggiornò al Convento delle Suore Canossiane a palazzo de Maffei. Da parecchi decenni a Lavis l’Istituto delle figlie di Carità Canossiane aveva un proprio convento e operava al servizio della Comunità gestendo la scuola materna e la scuola di lavoro femminile.

Nel 1885 infatti il palazzo storico, conosciuto come De Maffei e di proprietà della famiglia de Rizzolli, per volere di Gioseffa figlia di Ferdinando de Rizzolli venne ceduto alle suore Canossiane. Dal 1856 fino all’anno 2011 furono ben 124 le religiose canossiane che si alternarono abitando le sale del palazzo e lavorando nella comunità di Lavis.

Una suora santa

6.Già a partire dal 1939 suor Bakhita cominciò a risentire delle brutalità e delle sofferenze patite da schiava e i suoi problemi di salute resero sempre più difficoltosi i suoi spostamenti. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Schio costretta su una sedia a rotelle ma sempre sorridente e serena e trovando conforto nella preghiera. Spirò l’8 febbraio del 1947.

Il processo di canonizzazione iniziò nel 1959. Suor Bakhita venne beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 17 maggio del 1992 e da lui stesso fu canonizzata il 1° ottobre del 2000. Prossimamente quindi anche Lavis renderà omaggio a Santa Bakhita ricordando il suo passaggio e il suo soggiorno nella borgata: ora manca solo la conferma della commissione toponomastica provinciale.

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Sitografia e Bibliografia

Nato a Trento nel 1972, laureato in Economia Politica all'Università degli studi di Trento. Impiegato commerciale è appassionato di economia e di storia. Attualmente è presidente dell'Associazione Culturale Lavisana.

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