«L’arcipretura di Sant’Udalrico»: i retroscena che portarono alla promozione della Parrocchia di Lavis

Così si volle premiare un prete e preparare l’arrivo di un altro, negli anni drammatici del fascismo

La chiesa arcipretale di Sant'Udalrico

LAVIS. Con il nostro Mulo era doveroso fare un viaggio, seppur affrettato, anche all’interno dell’archivio parrocchiale nella Canonica di via Roma a Lavis, per capire i diversi titoli che ha assunto la Chiesa locale. Dallo stato di “beneficiatus” (benefizio-benefizi) a partire dal 1538, poi a curazia dal 1633 col primo curato confermato ufficialmente. L’evoluzione con il passo ufficiale verso la creazione della vera e propria “Parrocchia” di Sant’Udalrico non è stata proprio breve.

Infatti, risale solo al 1834 la nomina del primo parroco e si deve andare fino al 1926 per l’elevazione ad arcipretura, con il primo arciprete vero e proprio che è stato don Giuseppe Mosna. In quell’anno, nelle manovre di palazzo in piazza Fiera, non era sicuramente uscita indenne nemmeno la Curia trentina, allora guidata dal vescovo Celestino Endrici. Era già da tempo che si lavorava per l’elevazione ad arcipretura della chiesa lavisana: un fatto definito “promozionale” che però conoscevano solo gli addetti ai lavori di quell’epoca, dato che nessuno delle alte cariche era mai uscito allo scoperto.

Un premio a don Mosna

don Giuseppe Mosna

Comunque si è potuto sapere che il titolo di “arcipretale”, per la chiesa di Lavis, doveva arrivare a segno per due motivi ben noti, anche per parafrasare la nota battuta e prendere “i due classici piccioni con una sola fava”… Innanzitutto si voleva premiare adeguatamente il parroco don Mosna per la sua guida parrocchiale portata avanti fino ad allora, tra mille avversità e incomprensioni da parte dei fascisti locali e dei loro capoccia.

Da non dimenticare che il parroco venne più volte maltrattato pubblicamente e anche talvolta picchiato dai facinorosi locali, sia in canonica sia in strada, per la sua fermezza nella predicazione e per la sua opera di vero pastore a difesa dei deboli, ma anche per la sua bontà verso gli oppressi.

Don Giuseppe Mosna rimase a Lavis dal 1912 fino al 1927, con la carica di arciprete per un solo anno, dopo l’elevazione della chiesa ad arcipretura. Pur avendo i famigliari a Trento, rimase poi pensionato a Lavis, divenendo cappellano della Casa di Riposo di via Orti (allora Ricovero), fino alla morte nel 1950.

Per l’arrivo di don Brigà

Con questo provvedimento si è voluto però anche in qualche modo appianare e “addolcire” la strada al suo successore. Don Celestino Brigà, antifascista dichiarato, fece il suo ingresso a San Lazzaro (non c’era ancora il ponte San Giovanni Bosco sulla Nazionale del Brennero) il 9 settembre del 1927, il giorno dopo la Festa Votiva dedicata alla Madonna.

Quindi, ecco spiegate e confermate le “manovre” studiate dalla Curia di piazza Fiera in quanto all’elevazione ad arcipretura decanale della chiesa di Sant’Udalrico. Da una parte si volle premiare lo zelo e l’impegno dimostrato nei 15 anni di cura pastorale di don Mosna, regalandogli un anno come arciprete. Dall’altra si volle predisporre e aprire, con un titolo degno alla sua persona, la strada al nuovo arrivato don Brigà, nel campo di “battaglia” che gli era stato assegnato e nel quale rimase per ben 33 anni, fino al 4 aprile del 1960.

Il documento

La lettera del vescovo

L’ufficialità della promozione era stata sancita dallo stesso vescovo di Trento Celestino Endrici con la sua lettera “Ad perpetuam rei memoriam” (ovvero: “A perenne ricordo dell’avvenimento”), datata 18 marzo del 1926. Nel documento firmato dal Vescovo si legge, tra l’altro:

Monsignor Celestino Endrici
Torna sempre di speciale conforto al Nostro Cuore di Pastore il poter assecondare i giusti desideri dei fedeli che vogliono circondare di maggior lustro e decoro le loro chiese, specialmente le chiese di quelle borgate che per la loro importanza si distinguono dalle altre della Diocesi…

Per questa ragione accogliamo di buon grado la domanda presentata con atto del 25 febbraio c.a, dal Commissario Prefettizio di Lavis (allora era ancora Giuseppe Rasini) a nome dell’intera popolazione, di conferire alla chiesa parrocchiale-decanale di S. Udalrico Vescovo in Lavis, il titolo di Arcipretura. Di fatti il divenire della borgata di Lavis si distinse per una costante progressiva ascesa, che da umili origini la ha elevata, in tempo relativamente breve, a considerevole importanza demografica ed economica. Di pari passo con lo sviluppo economico progredì il sentimento religioso.

Ne sono testimoni gli oratori privati eretti sotto l’auspicio delle famiglie signorili, la solenne maestà della chiesa; ne sono prova le numerose confraternite che successivamente vi sorsero e vi fiorirono, il forte contributo di clero dato alla Diocesi, la istituzione della sede decanale a non lunga distanza dalla erezione della parrocchia. Va poi rilevato che – specie in questi ultimi anni – vi fioriscono rigogliose le diverse branche dell’azione cattolica, indice dello spirito religioso e della formazione morale nel tempo presente, ragione a sperare in una intensa vita cristiana per il futuro.

Per tutti questi motivi lieti di poter dare alla popolazione di Lavis una novella prova del nostro affetto, intendendo nel medesimo tempo di tributare un particolare encomio allo zelo, all’abnegazione dell’attuale Curator d’anime M. Rev. Don Giuseppe Mosna, col presente decreto eleviamo la parrocchia decanale di S.Udalrico Vescovo in Lavis alla dignità di ARCIPRETURA, e vogliamo e disponiamo che per tutti i futuri tempi i Rettori della medesima possano portare e portino il titolo onorifico di ARCIPRETE!

Noi facciamo voti e confidiamo che il nuovo segno di benevolenza dato alla diletta popolazione di Lavis sia motivo per la stessa di sempre maggior attaccamento alla Sede di San Vigilio, le sia forte sprone ad avanzare sempre più nell’ascensione religioso-morale, affinché al lustro dell’Arcipretura si aggiunga il decoro delle cristiane virtù di questi nostri figli, ai quali, raccolti attorno al loro Pastore nel dì del suo onomastico, impartiamo di cuore la nostra Episcopale benedizione.

Dalla nostra residenza ordinaria,
Trento 18 marzo 1926.
Celestino Vescovo

La scelta di don Brigà

don Celestino Brigà

In realtà anche sulla scelta del successore di don Mosna, primo arciprete a Lavis, aveva contribuito fortemente il volere del Vescovo, anche sopra alle altre proposte interne alla Curia Trentina.

Monsignor Endrici infatti, notorio antifascista che si batté apertamente anche contro il regime nazista e le sue politiche antisemite, nella figura di don Celestino Brigà vide subito il suo prosecutore ufficiale, un uomo che la pensava sicuramente come lui contro il regime (e a Lavis lo dimostrerà più volte in più occasioni).

Era quindi proprio l’uomo giusto al posto giusto, a guidare le sorti della borgata in riva all’Avisio in quegli anni difficili…!

Giornalista, scrive per "Vita Trentina". Per decenni è stato il corrispondente da Lavis per "L'Adige". Memoria storica e appassionato di cinema, ha lavorato come tuttofare per il Comune di Lavis fino alla pensione. Scrive per "Il Mulo" dopo essere stato una delle colonne del giornale digitale "La Rotaliana".

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