Usa, le donne tornano a marciare, due anni dopo

La manifestazione dell’orgoglio femminile non ha avuto il successo di due anni fa: pesano le accuse di antisemitismo sulle organizzatrici. Ma nella politica americana qualcosa sta comunque cambiando

La prima marcia delle donne, nel 2017 a Washington (foto: Mobilus in Mobili via Flickr, CC BY SA 2.O)

TRENTO. Due anni fa la Women’s march – la marcia delle donne – aveva portato milioni di persone nelle strade degli Stati Uniti. Era stato un modo per reagire all’elezione del nuovo presidente, Donald Trump, accusato di sessismo.

Con un effetto abbasta stridente: le donne scese nelle strade per protestare erano più delle persone che si erano presentate alla cerimonia di insediamento di Trump.

Quello era anche il tempo in cui lo scandalo del #MeToo era al massimo della sua forza: quando sempre più donne squarciavano il velo che copriva il sistema di potere e violenza sessuale, in molti settori della società americana, a partire da quello del cinema.

Due anni dopo, oggi sabato 19 gennaio, le donne sono tornate in piazza, ma molte cose sono nel frattempo cambiate. Innanzitutto il movimento del #MeToo ha perso parte della sua forza evocativa e ha rivelato alcune contraddizioni, pur avendo lasciato un segno per molti versi indelebile.

L’accusa di antisemitismo

Sulla marcia delle donne pesano però alcune accuse di antisemitismo, ricostruite dal magazine Tablet e riprese poi dal New York Times. Ovviamente non è un’accusa generica a tutte le manifestanti. Riguarda però le principali organizzatrici e questo è bastato a portare molti movimenti a dissociarsi. E così hanno fatto anche i principali esponenti dei Democratici.

Così oggi la partecipazione è stata più tiepida di due anni fa. Ma questo non significa per forza che le cose non stiano cambiando. Durante le elezioni di mid-term – che si svolgono a metà del mandato di un presidente – il numero di donne candidate ha toccato livelli mai raggiunti prima.

La più giovane

Alcune delle elette sono già diventate il simbolo di un modo diverso di fare politica. Come Alexandra Ocasio-Cortez, la più giovane mai eletta all’interno del Congresso. Ventinovenne di origine portoricana, democratica, progressista e socialista, può essere l’anti-Trump?

In realtà per candidarsi alla Casa Bianca bisogna avere almeno 35 anni e quindi quanto meno c’è un ostacolo anagrafico. Quindi per il 2020 (e anche per il 2024) i dem devono trovare un altro candidato. O un’altra candidata.

Ma ciò che sta incuriosendo è il modo in cui la Ocasio-Cortez sta facendo politica e costruendo la base del suo consenso. Lontana anni luce da Hilary Clinton, si sa muovere utilizzando i social network anche meglio dei suoi avversari repubblicani e populisti.

Può partire da qui la rivalsa contro Trump? Ancora una volta, per dare una risposta credibile non bisogna esagerare nelle valutazioni. Perché prima del voto ci sono ancora due anni di campagna elettorale. In cui può cambiare ancora tutto.

Giornalista, laureato in storia, direttore responsabile del Mulo. Scrive per Il Fatto Quotidiano e per il Trentino, talvolta per laStampa.it. È direttore dell'Associazione Culturale Lavisana. (Scrivi una mail)

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