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Il Mediterraneo ... PDF Stampa E-mail
domenica 15 marzo 2009

... luogo di incontro e di confronto.

La relazione del Presidente Avignone al Convegno sulle strategie di rilancio e riposizionamento su scala nazionale ed internazionale, tenutosi a Cosenza il 18, 19 e 20 febbraio 2009.

L’Associazione “Mediterranei d’Europa”, che rappresento nella mia funzione di Presidente, nasce essenzialmente dal bisogno di ricercare e valorizzare le radici comuni alle diverse culture, sia quelle distribuite lungo le coste del Mediterraneo sia quelle che caratterizzano la civiltà occidentale, con uno sguardo particolare al Mezzogiorno e alla Calabria, terra mediterranea, che è in grado, certamente, di trovare una sua fattiva collocazione in Europa al pari delle altre regioni italiane. Con queste finalità, il nostro programma guarda al Mediterraneo non soltanto come topos geografico, ma in modo particolare come luogo interiore, modello interpretativo per capire il nostro tempo, luogo della mediazione e della meditazione, luogo di incontro e di confronto, pur nella diversità di esperienze, di modi di pensare e di essere. In quel bacino non vi è solo l’insediamento di grandi culture, ma anche di conflitti, purtroppo mai spenti, sporadicamente sopiti, che però riesplodono con meticolosa sincronia, soprattutto nell’incontro tra culture e religioni diverse, che si presentano talvolta come steccati di separazione. Le identità nazionali non rappresentano una ricchezza, ma spesso motivo di divisione, dunque occorre, in questo grande bacino, rivitalizzare i momenti di dialogo. Sono ormai tante le organizzazioni che avviano processi di cooperazione rivolti a stimolare l’integrazione politica, economica e culturale. Rispetto all’epoca in cui l'unica forma di dialogo che l'Europa conosceva era quella rappresentata dal colonialismo, è incoraggiante,oggi, la nascita del Partenariato Euromediterraneo  in occasione della “Conferenza ministeriale euromediterranea di Barcellona” del 1995, che ha riconsiderato in maniera articolata il rapporto tra le due rive del Mediterraneo sostenendo che il dialogo e il rispetto tra culture e religioni differenti sono la condizione necessaria per un avvicinamento dei popoli.

La religione, sovente motivo di conflitto, potrebbe trasformarsi in un fattore di dialogo e confronto, se fondato sulla comprensione e sulla tolleranza, che bisogna meglio evidenziare attraverso  un comune sforzo esegetico ed ermeneutico. Gli incontri interreligiosi - sempre più frequenti - aiutano questo percorso e se il Mediterraneo è il luogo dove si incontrano Cristianesimo, Islam ed Ebraismo, agire affinché questo incontro non diventi scontro, è una priorità. E’ importante, dunque, al di là dei documenti e dei protocolli, che si crei una base di interazione e di dialogo, nel rispetto delle specificità di ciascuno, e occorre altresì rilanciare le politiche di collaborazione, attraverso uno sforzo concertato e condiviso, che salvaguardi le differenze e nel contempo assicuri la tolleranza e il rispetto reciproco.Se si vuole garantire il successo di tali iniziative e colmare il divario e le diversità sempre più stridenti sul piano delle condizioni socio-economiche, ambientali e demografiche esistenti tra i paesi delle due sponde, occorre  ridefinire obiettivi e metodi senza tralasciare di pensare al Mediterraneo come – ripeto - locus e logos di un’altra storia possibile, come punto di connessione tra culture diverse che si scontrano e si incontrano.I governi della riva sud si devono convincere che è loro interesse impegnarsi per un’alleanza rinnovata con l’Europa, per esistere e per resistere alle sfide globali sempre più impegnative, che affrontate isolatamente è difficile padroneggiare. Questa prospettiva impone di pensare a questa area, riconoscendole una specifica autonomia ed identità che fa da contrappunto alla pervasività culturale dell’occidente figlia della globalizzazione, che tende a sbiadire le differenze culturali. L’Italia può rappresentare l’interlocutore privilegiato del dialogo e per questa ragione deve valorizzare il suo ruolo di cerniera. La sua favorevole collocazione geopolitica, la sua storia contrassegnata da contatti con i Paesi dell’altra sponda,  la sua cultura, che presenta forte affinità con quella dei Paesi dirimpettai, può aiutare la comprensione della diversità ed in definitiva la collaborazione con i Paesi dell’Area.Anche la Calabria, con approcci e politiche in grado di farle svolgere una funzione mediatrice tra livelli divaricanti di sviluppo economico e tecnologico, può davvero concorrere a vitalizzare questo clima e rappresentare un fattore di crescita dei paesi dell’area mediterranea. Può favorire la creazione di partenariati durevoli con i governi e le istituzioni della sponda meridionale, costituire reti istituzionali di collegamenti tra le associazioni d'imprese, rafforzare i legami produttivi e commerciali, essere in definitiva luogo di crescita dei paesi della sponda del Sud.Cosenza, luogo di incontro di civiltà, custode di un'antica tradizione culturale, può avere un ruolo fondamentale, ad esempio, nella costruzione di programmi di integrazione e di inclusione in quest’area. Integrazione che non è omologazione, ma salvaguardia delle identità fondate su valori condivisi, nel rispetto della differenza di culture, per fissare il collante di un percorso comune. Cammino da fare assieme, rendendolo sempre più solido attraverso la cooperazione, che  può aiutare lo sviluppo e superare  i particolarismi. In tale prospettiva Cosenza, grazie alla sua collocazione, deve favorire lo scambio di idee fra città ed istituzioni organizzando eventi per  valorizzazione il patrimonio culturale mediterraneo. La città ha il dovere di progettare un futuro in quest’area,  contribuendo a creare legami più stretti di socialità e comprensione, divenendo esempio paradigmatico di una Regione, capace di partecipare ad un progetto comune attraverso un apporto autonomo e originale.

L’Università della Calabria, fucina di riflessione ed elaborazione di idee,  ha un ruolo fondamentale nel processo di integrazione. Può essa, infatti, definire programmi di formazione e di ricerca per meglio contribuire al miglioramento del tessuto di quest’area.

In conclusione, se il Nord d’Italia ha avuto una proiezione verso l’Europa continentale e verso i paesi dell’Est, è plausibile immaginare un meridione orientato verso la sponda sud del nostro mare, che  è desiderio recuperare come luogo di dialogo e di confronto fecondo e durevole in una prospettiva di pace - che non è un sogno ma vivo desiderio - attraverso sforzi e una volontà condivisa perché diventi una concreta realtà.

Angelo Avignone

 
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